Ecco quanto guadagnano i Måneskin: patrimonio, tour mondiali, società e carriere soliste
- ViKingSo Music

- 5 dic 2024
- Tempo di lettura: 9 min
I Måneskin sono stati la più grande esplosione internazionale della musica italiana recente.
Non “una delle”. La più grande.

In pochi anni sono passati dai marciapiedi di Roma a X Factor, da Sanremo all’Eurovision, dai palazzetti italiani ai festival internazionali, fino ai palchi americani e al Madison Square Garden. Hanno fatto una cosa che in Italia sembrava quasi impossibile: portare una band rock italiana dentro il mercato globale senza sembrare un prodotto da esportazione forzata.
E proprio per questo la domanda resta fortissima: quanto guadagnano davvero i Måneskin?
La risposta oggi è più interessante rispetto a qualche anno fa. Perché nel 2023 il gruppo sembrava una macchina lanciata a velocità massima, mentre dal 2024 in poi il racconto è cambiato: meno attività di band, più progetti solisti, più domande sul futuro, più attenzione ai bilanci e una curiosità crescente su quanto valga ancora il marchio Måneskin quando i quattro componenti non viaggiano sempre insieme.
Il punto non è dire che i Måneskin siano finiti. Sarebbe una semplificazione. Il punto è un altro: il loro valore economico dipende moltissimo dalla forza del gruppo unito.
Ed è proprio qui che il business diventa interessante.
Da band romana a fenomeno globale
La storia dei Måneskin è ormai conosciuta, ma va riletta dal punto di vista economico.
Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio non hanno costruito solo una band. Hanno costruito un’immagine: sesso, rock, moda, provocazione, palco, linguaggio internazionale, look immediatamente riconoscibile e un’energia live molto più fisica rispetto alla media del pop italiano.
La vittoria a Sanremo 2021 con “Zitti e buoni” ha aperto la porta. L’Eurovision l’ha spalancata. Ma il vero salto economico è arrivato dopo, quando la band ha capito che il mercato non era più solo italiano.
Da quel momento i Måneskin sono diventati un caso industriale.
Non erano più soltanto quattro ragazzi romani con una hit. Erano una band capace di vendere concerti all’estero, entrare nelle radio internazionali, attirare brand, comparire nei grandi media, suonare nei festival e trasformare ogni uscita in un evento pop-rock globale.
Il valore dei Måneskin nasce dal fatto che sono riusciti a rendere esportabile un’identità italiana senza farla sembrare provinciale.
Il live: la parte che ha fatto esplodere il business
Il live è stato il vero acceleratore del loro valore.
Le piattaforme e le classifiche hanno dato visibilità, ma i concerti hanno dimostrato che dietro quella visibilità c’era un pubblico reale. La band ha portato il proprio show in Europa, Nord America, Sud America, Asia e Australia, muovendosi in una dimensione che pochissimi artisti italiani hanno raggiunto con questa velocità.
Il Rush! World Tour ha segnato una fase importante: arene internazionali, date in mercati diversi, pubblico non solo italiano e un’immagine da band globale. Il sold out al Madison Square Garden di New York è stato uno dei momenti simbolici di quella scalata. Per una band italiana, arrivare lì non è una semplice data prestigiosa: è una dichiarazione di status.
Il punto economico è chiaro: i Måneskin hanno guadagnato molto perché sono diventati un prodotto live internazionale. Non dipendevano più solo da Sanremo, dalle radio italiane o dal pubblico nazionale. Avevano una macchina in grado di lavorare su più territori.
E quando un gruppo italiano riesce a vendere biglietti nel mondo, il valore cambia completamente scala.
Måneskin Empire Srl: i numeri che raccontano la svolta
Il cuore più concreto del discorso è la Måneskin Empire Srl, la società legata alla band.
Secondo i dati pubblicati da Affaritaliani e ripresi da diverse testate, nel 2023 la società aveva raggiunto un fatturato di circa 18,8 milioni di euro, con un utile netto intorno a 1,4 milioni. Era il momento del boom pieno: band attiva, tour, diritti, immagine globale e massima esposizione internazionale.
Nel 2024, però, il quadro è cambiato. I ricavi sono scesi a circa 8,5 milioni di euro e l’utile netto si è fermato a 423 mila euro. La società ha comunque chiuso in utile, ma il ridimensionamento rispetto all’anno precedente è stato evidente.
Questo dato non va raccontato come “crollo” in modo sensazionalistico. Va capito.
Il 2023 era un anno di attività piena della band. Il 2024 è stato invece l’anno della pausa, dei progetti individuali e di una minore presenza live del gruppo. Meno concerti insieme significa meno ricavi nella società principale. È una dinamica normale, ma molto significativa.
I numeri dicono una cosa chiara: quando i Måneskin si muovono insieme, il marchio vale molto di più.
Pausa o crisi? Il punto è il valore del gruppo
Negli ultimi anni si è parlato spesso di pausa, scioglimento, ritorno, carriere soliste e futuro incerto.
La verità più credibile è che i Måneskin non siano stati raccontati ufficialmente come una band sciolta, ma come un progetto in una fase diversa. Damiano David ha iniziato il suo percorso solista, Victoria De Angelis ha aperto una strada più elettronica e DJ-oriented, mentre Thomas Raggi ed Ethan Torchio sono rimasti più laterali rispetto alla narrazione mediatica.
Questa fase ha acceso la curiosità dei fan e dei media.
Dal punto di vista artistico, può essere una scelta sana: dopo anni di esposizione continua, ogni membro ha bisogno di capire cosa vuole fare, che suono cercare, quale spazio prendersi. Dal punto di vista economico, però, la lettura è molto semplice: i singoli progetti possono funzionare, ma la vera potenza commerciale resta il nome Måneskin.
Damiano da solo è una star. Victoria da sola è un personaggio fortissimo. Ma la band insieme ha un peso diverso.
Damiano David solista: il volto più esportabile
Damiano David era inevitabilmente il primo a diventare un caso solista.
È il frontman, il volto più riconoscibile, quello più fotografato, più seguito, più esposto al gossip e più facilmente trasformabile in popstar internazionale. Con “Funny Little Fears” e il tour mondiale del 2025, Damiano ha scelto una strada diversa rispetto al glam-rock ad alta tensione dei Måneskin: più intima, più pop, più personale, più centrata sulla sua identità individuale.
Damiano non ha provato a rifare i Måneskin da solo. Ha tentato di spostare il proprio personaggio in un territorio nuovo, più vicino alla figura del cantante pop internazionale, elegante, malinconico, meno urlato.
Dal punto di vista business, la mossa ha senso. Il suo nome può vivere anche fuori dalla band, attirare pubblico, moda, media, interviste, tour, brand e gossip. Ma allo stesso tempo apre una domanda inevitabile: quanto del suo potere appartiene davvero a Damiano e quanto invece nasce dal mito collettivo dei Måneskin?
Damiano è una star perché è Damiano, ma è diventato Damiano dentro i Måneskin.
Victoria De Angelis: l’altra anima del marchio
Victoria De Angelis è l’altro grande polo di valore della band.
Non è solo “la bassista”. È fondatrice, immagine, attitudine, corpo scenico, energia, moda, club culture, libertà estetica e una delle figure più riconoscibili del gruppo. Il suo progetto solista, partito con “GET UP BITCH! Shake ya ass” insieme ad Anitta, l’ha portata verso un mondo elettronico, più club, più DJ, più internazionale e meno legato al rock classico.
Victoria ha sempre avuto una dimensione più fisica e notturna rispetto al racconto tradizionale della band. Da sola può muoversi tra moda, festival, club, DJ set, collaborazioni e linguaggi più vicini alla nightlife globale.
Il suo valore economico non si misura solo nelle canzoni. Si misura nella capacità di occupare uno spazio estetico molto chiaro.
Victoria funziona perché è riconoscibile anche senza spiegazione.
Se Damiano è il volto pop esportabile, Victoria è l’icona cool del marchio Måneskin.
Thomas ed Ethan: il valore più silenzioso
Thomas Raggi ed Ethan Torchio hanno un’esposizione mediatica molto diversa.
Sono meno gossip, meno fotografati, meno centrali nelle narrazioni soliste. Ma questo non significa che abbiano un valore minore dentro la band. Anzi, il loro ruolo diventa evidente proprio quando si parla del suono Måneskin.
Thomas rappresenta la chitarra, l’impronta rock, l’energia strumentale. Ethan rappresenta la batteria, la spinta live, la struttura ritmica. Senza di loro, il gruppo perderebbe quella parte band che ha reso credibile il progetto oltre il semplice personaggio pop.
Il pubblico può essere attirato da Damiano e Victoria, ma resta anche perché i Måneskin sono una band vera, con strumenti, palco e presenza fisica. In un’epoca dominata da solisti e produzioni digitali, questa differenza ha avuto un valore enorme.
La pausa dei Måneskin, quindi, non riguarda solo il calendario. Riguarda l’equilibrio tra personaggi e suono.
Il marchio funziona perché i quattro ruoli insieme creano qualcosa che nessun progetto solista può replicare identico.
Streaming e catalogo: il patrimonio digitale
I Måneskin hanno un catalogo che continua a lavorare.
Brani come Zitti e buoni, I Wanna Be Your Slave, Beggin’, Mammamia, Supermodel, The Loneliest, Gossip, Honey (Are U Coming?) e Trastevere hanno costruito la parte più visibile del loro successo internazionale.
Lo streaming è stato decisivo, ma non va raccontato come una formula magica. Non basta prendere il numero degli ascolti e trasformarlo automaticamente in guadagno personale. Le piattaforme pagano i titolari dei diritti secondo modelli complessi, e poi i ricavi vengono distribuiti in base ad accordi tra etichette, editori, autori, interpreti e società.
Nel loro caso, però, il dato più importante è un altro: il catalogo dei Måneskin continua a mantenere una presenza globale. Su Spotify la band resta intorno a decine di milioni di ascoltatori mensili, segnale che il loro pubblico digitale non è sparito con la pausa.
Questa è una parte essenziale del patrimonio.
Una band può fermarsi dal vivo, ma se il catalogo continua a girare, il marchio resta vivo.
I Måneskin non stanno producendo lo stesso rumore mediatico di qualche anno fa, ma le loro canzoni continuano a circolare.
Moda, brand e immagine: il capitale invisibile
Uno dei motivi per cui i Måneskin hanno guadagnato tanto è che non sono mai stati solo musica.
La moda li ha adottati presto. I media internazionali li hanno letti come un fenomeno estetico prima ancora che discografico. Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan sono diventati immediatamente fotografabili, riconoscibili, commentabili.
Nel mondo attuale, una band che funziona solo musicalmente ha una forza. Una band che funziona anche visivamente ne ha un’altra. I Måneskin sono stati perfetti per l’era dei social perché ogni immagine sembrava contenere una storia: trucco, pelle, abiti, pose, provocazione, ambiguità, sensualità, rock, Roma, Europa, America.
Un’immagine forte porta copertine, campagne, inviti, red carpet, premi, collaborazioni, articoli, contenuti virali e maggiore potere contrattuale.
I Måneskin hanno trasformato l’estetica in capitale.
Il gossip: tra relazioni, look e paura dello scioglimento
I Måneskin sono anche una macchina da gossip.
Le relazioni di Damiano, la storia con Dove Cameron, l’immagine di Victoria, i look, le provocazioni, le foto, le voci sul futuro della band, la paura dello scioglimento, le carriere soliste e ogni apparizione pubblica dei quattro continuano ad alimentare attenzione.
Ma il gossip, nel loro caso, non è un elemento esterno.
È parte del fenomeno.
I Måneskin sono nati come band ad alta intensità visiva e personale. Il pubblico non segue solo le canzoni, segue i corpi, le dinamiche, le relazioni, le trasformazioni, i segnali, le assenze, le reunion possibili.
Questa curiosità può essere pericolosa, perché quando il pubblico si abitua al rumore pretende sempre una nuova scena. Ma è anche una forma di valore: finché si parla
del futuro dei Måneskin, il marchio resta vivo.
Quanto guadagnano davvero i Måneskin?
Il patrimonio personale dei singoli membri non è pubblico, e sarebbe scorretto trasformare i ricavi societari in soldi netti nelle tasche di Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan.
Però i numeri disponibili permettono una lettura chiara: i Måneskin hanno generato un giro d’affari milionario, con una società arrivata a circa 18,8 milioni di euro di ricavi nel 2023 e poi scesa a circa 8,5 milioni nel 2024, anno segnato dalla riduzione dell’attività collettiva.
La società è rimasta in utile, ma il calo racconta molto. Il valore più forte dei Måneskin non è nei singoli componenti presi separatamente. È nella combinazione.
Quando la band è compatta, il marchio moltiplica. Quando i membri si muovono da soli, il valore si distribuisce, cambia forma e diventa meno immediato.
Questo non significa che i progetti solisti non abbiano peso. Significa che il vero patrimonio dei Måneskin resta il gruppo.
Cosa insegna il caso Måneskin agli artisti emergenti
Il caso Måneskin insegna una cosa potentissima: oggi una carriera musicale non nasce solo da una canzone, ma da un’identità completa.
I Måneskin hanno funzionato perché avevano suono, immagine, racconto, energia live, personaggi riconoscibili e un posizionamento chiaro. Non erano semplicemente “bravi”. Erano immediatamente leggibili. Il pubblico capiva chi aveva davanti.
Per un artista emergente questa è una lezione enorme.
Un brano può anche essere forte, ma se intorno non esiste un mondo rischia di perdersi. Serve capire come raccontarsi, quali immagini usare, che bio scrivere, che playlist cercare, che contenuti pubblicare e quale identità mostrare al pubblico e agli addetti ai lavori.
È qui che entra l’Area Artisti di ViKingSo Music: scouting, playlist, articoli, recensioni, interviste e contenuti editoriali pensati per aiutare cantanti, rapper, band e progetti emergenti a presentarsi meglio e costruire una presenza più professionale.
Conclusione
Allora, quanto guadagnano i Måneskin?
La cifra personale dei quattro componenti non è pubblica, ma il valore economico del progetto è evidente. I Måneskin hanno costruito una società milionaria, tour internazionali, un catalogo globale, un’immagine fortissima e una fanbase che continua a interrogarsi sul loro futuro.
Il 2024 ha mostrato un ridimensionamento nei ricavi della società, ma non la fine del marchio. Ha mostrato piuttosto quanto il gruppo sia economicamente più potente quando si muove insieme.
Damiano e Victoria possono brillare anche da soli. Thomas ed Ethan restano fondamentali per il suono e la credibilità live. Ma il vero fenomeno nasce quando quei quattro elementi tornano nello stesso spazio.
I Måneskin non sono solo una band che ha avuto successo.
Sono la prova che, anche dall’Italia, si può costruire un marchio musicale globale.
E oggi la domanda più interessante non è soltanto quanto abbiano guadagnato.È quanto potrebbero tornare a valere se decidessero davvero di riaccendere la macchina insieme.

La tua musica deve avere un’identità prima ancora dei numeri
Il percorso dei Måneskin dimostra che una carriera forte non nasce solo da una canzone, ma dalla capacità di costruire un mondo riconoscibile: suono, immagine, racconto, palco e personalità.
Se sei un cantante, un rapper, una band o un progetto emergente, ViKingSo Music può aiutarti a presentare meglio la tua musica attraverso scouting, playlist, articoli, recensioni, interviste e contenuti editoriali pensati per valorizzare davvero il tuo percorso.
Riproduzione riservata © 2026 - ViKingSo Music





Scusate, mi correggo. Non si alcuna distinzione tra album. Quanto avrebbe venduto ciascuno dei 4/5 album?
Salve, ma chi ha certificato la vendita di 40 milioni di album!? Siamo sicuri che si tratti di album (cd, vinile) e non di singoli brani? Nell' articolo non si fa distinzione alcuna tra album fisici e download da piattaforma streaming. I Maneskin hanno pubblicato tre album (?). Ciascun album quanto avrebbe venduto? E, infine, di questi fantomatici 40 milioni di album venduti non c'è traccia in giro per internet.