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Michele Bravi a Sanremo 2026: “Basta fingermi perfetto. Porto all’Ariston la mia goffaggine”

Dimenticate i look "strong" e le armature visive che avevamo visto a Sanremo 2022.


vikingsomusic gossip

Per il suo ritorno all'Ariston in questo 2026, Michele Bravi ha deciso di operare una rivoluzione silenziosa ma profonda. Al centro del suo progetto non c'è più la perfezione della performance, ma un sentimento molto più umano e comune: la goffaggine.

Insieme alla storica stylist Susanna Ausoni, l'artista ha costruito un’immagine che accompagna il brano in gara, "Prima o poi", trasformandosi in un "bravo ragazzo" dai tratti cinematografici.


Il Look: Tra Cinema e Sartoria "Storta"

Il restyling è totale, a partire dai capelli fino alla scelta dell'unico designer che lo accompagnerà per tutte le serate: Antonio Marras. Se negli anni passati il lusso di Cavalli aveva dominato la scena, quest'anno l'ispirazione attinge a mondi narrativi differenti:

  • L’attimo fuggente: Per quel senso di appartenenza e quella divisa da studente un po' malinconico.

  • Peaky Blinders: Per l'uso del blazer e una sartoria dal sapore retrò ma estremamente definita.

  • Palette Cromatica: Contrasti decisi che spaziano dal rosso al lime, fino al verde acqua.

L'idea di base è la sartoria "storta": abiti eleganti che però riflettono il senso di inadeguatezza che Michele ammette di provare quotidianamente. "Dico le cose male," spiega il cantante, "e ho cercato di interpretare cosa vuol dire essere storti anche sartorialmente."


La Filosofia della Goffaggine

Per Michele Bravi, la moda non è un disturbo, ma la terza dimensione dello spettacolo. A 31 anni, l'artista ha deciso di smettere di combattere la sua natura per apparire sempre "fresco" e "performativo" come i colleghi.

“Per anni ho cercato di nascondere la goffaggine fingendomi sempre performativo. Il mio terrore è vedere i colleghi splendidi, mentre io mi chiedo ogni mattina come farò a uscire dalla camera.”

Questa vulnerabilità diventa il suo punto di forza. Sul palco, Michele sente di "prestare" il proprio corpo alla canzone. Sapere di non essere lì come individuo, ma come estensione della musica, è l'unico modo che ha trovato per risolvere la sua insicurezza cronica.


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"Prima o poi": Un Brano per il Teatro

Il brano sanremese non è un episodio isolato, ma l'apripista di un progetto più ampio pensato per il teatro. In "Prima o poi", Michele racconta il divario tra l'idea cinematografica delle emozioni (il dolore composto, le luci giuste) e la realtà dei fatti: divani sfondati, cartoni della pizza e, appunto, tanta goffaggine.


Con questa partecipazione, Michele Bravi ci ricorda che non serve essere impeccabili per meritare l'attenzione del pubblico; a volte, è proprio l'essere "storti" a renderci davvero tridimensionali.


Cosa ne pensate di questa scelta di Michele Bravi?


Ascolta le nostre Playlist Umorali in collaborazione con Spotify!

Gustati il nostro assaggio:


Foto: web

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