Halloween 2026: da Samhain a Thriller, la storia del 31 ottobre in 100 canzoni
Se oggi dici Halloween, probabilmente vengono in mente quasi nello stesso momento zucche illuminate, maschere, fantasmi e Thriller di Michael Jackson.
La cosa interessante è che nessuno di questi elementi, preso da solo, racconta davvero da dove arriva il 31 ottobre che conosciamo.

Halloween si è formato attraversando secoli di tradizioni differenti. C’è il Samhain gaelico, ci sono le ricorrenze cristiane dedicate ai santi e ai defunti, le maschere e le questue porta a porta delle isole britanniche, l’emigrazione irlandese e scozzese negli Stati Uniti e infine la cultura pop americana che ha trasformato tutto questo in cinema, costumi, caramelle e musica.
Quando ho rimesso mano a HALLOWEEN NIGHT 🎃, la playlist che aggiorno per il 31 ottobre, mi interessava proprio questo: non mettere cento volte la parola ghost dentro una raccolta, ma costruire una notte che cambiasse atmosfera mentre procede.
Prima, però, vale la pena capire perché da secoli continuiamo a dedicare una notte dell’anno proprio a ciò che normalmente preferiamo tenere lontano.
Da dove nasce Halloween: prima del 31 ottobre che conosciamo oggi
Uno degli antecedenti più importanti di Halloween è Samhain, ricorrenza delle comunità gaeliche che segnava il passaggio dalla stagione del raccolto verso la parte più buia dell’anno.
Non era Halloween come lo festeggiamo oggi e sarebbe troppo semplice descriverlo così. Ma alcuni elementi che associamo al 31 ottobre hanno radici in quel mondo: il cambio di stagione, il rapporto con il soprannaturale, i fuochi e l’idea di un momento dell’anno nel quale il confine tra il mondo quotidiano e quello degli spiriti diventasse meno netto.
Per comunità agricole che entravano nei mesi più freddi, questo passaggio aveva un peso molto più concreto di quello che possiamo attribuirgli oggi.
Buio, inverno, morte e fine del raccolto non erano decorazioni.
Facevano parte della vita.
Ed è anche da qui che arriva una parte dell’immaginario che Halloween continua a usare ancora oggi.
Da Samhain ad All Hallows’ Eve
Con la diffusione del cristianesimo in Europa, alle tradizioni precedenti si sovrapposero progressivamente nuove ricorrenze.
Il 1° novembre divenne il giorno dedicato a tutti i santi, mentre il 2 novembre venne associato alla commemorazione dei defunti.
La sera precedente a Ognissanti veniva indicata in inglese come All Hallows’ Eve, cioè la vigilia di Tutti i Santi.
Da quella denominazione arriverà poi la parola che utilizziamo ancora oggi:
Halloween.
Non ci fu quindi un giorno preciso nel quale qualcuno “inventò Halloween”.
È molto più corretto immaginarlo come il risultato di tradizioni che nel corso dei secoli si sono sovrapposte, modificate e contaminate.
Ed è probabilmente proprio questa capacità di assorbire simboli differenti che ha permesso alla festa di sopravvivere così a lungo.
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Prima della zucca c’era la rapa
La zucca illuminata è forse il simbolo più riconoscibile di Halloween, ma anche qui la storia è meno americana di quanto sembri.
Nelle tradizioni irlandesi venivano intagliate rape e altri ortaggi, trasformandoli in lanterne dalle facce inquietanti.
A questo mondo si lega anche la leggenda di Stingy Jack, personaggio condannato secondo il folklore a vagare con una brace accesa all’interno di una rapa scavata.
Da qui il nome Jack-o’-lantern.
Con l’arrivo di molti immigrati irlandesi e scozzesi negli Stati Uniti, queste tradizioni trovarono un ambiente completamente diverso. Le zucche americane erano grandi, diffuse e soprattutto molto più semplici da intagliare rispetto a una rapa.
Il passaggio era quasi inevitabile.
La lanterna cambiò ortaggio e la zucca finì per diventare uno dei simboli internazionali del 31 ottobre.
E “dolcetto o scherzetto” da dove arriva?
Anche in questo caso non esiste una sola origine sulla quale tutti gli studiosi concordano.
Nelle isole britanniche esistevano tradizioni come il guising, nelle quali persone travestite andavano di casa in casa esibendosi in cambio di cibo o piccole ricompense.
Nel Medioevo esisteva inoltre il souling, collegato alle ricorrenze cristiane dedicate ai defunti: poveri e bambini potevano chiedere cibo in cambio di preghiere per le anime dei morti.
Altre pratiche europee e nordamericane hanno probabilmente contribuito alla forma moderna.
Quello che oggi conosciamo come trick-or-treat si afferma soprattutto negli Stati Uniti nel Novecento, fino a diventare uno dei rituali centrali della festa.
Le caramelle confezionate arriveranno a dominare molto più tardi.
Quindi no: i Celti non giravano per i villaggi dicendo “dolcetto o scherzetto”.
Ma il gesto di travestirsi, bussare alle porte e ricevere qualcosa ha una storia decisamente più lunga della bustina di dolci che conosciamo oggi.
Come Halloween è diventato americano
È soprattutto negli Stati Uniti che tutti questi elementi vengono progressivamente assemblati nella festa contemporanea.
Le comunità di immigrati portano con sé tradizioni europee, mentre la società americana aggiunge feste pubbliche, scherzi, costumi e progressivamente una dimensione sempre più commerciale.
Nel Novecento Halloween diventa più familiare e meno legato esclusivamente al soprannaturale.
Arrivano produzioni industriali di costumi e dolci, feste scolastiche, decorazioni, televisione e naturalmente cinema.
Ed è qui che succede qualcosa che mi interessa particolarmente da Sound Selector:
Halloween inizia ad avere un suono riconoscibile.
Prima arrivano i mostri, poi arriva la musica pop
La cultura horror aveva già costruito vampiri, streghe, fantasmi e creature cinematografiche.
La musica inizia progressivamente a prendere quegli stessi simboli e portarli fuori dal cinema.
Monster Mash diventa uno dei classici inevitabili della stagione. I Put a Spell on You porta dentro Halloween il lato più teatrale e inquietante di Screamin’ Jay Hawkins. Werewolves of London fa entrare Warren Zevon nel repertorio del 31 ottobre anche senza essere stata scritta come semplice novelty stagionale.
Poi arriva Thriller.
Ed è difficile sopravvalutarne l’effetto.
La canzone di Michael Jackson, il videoclip, la trasformazione, gli zombie e la coreografia hanno praticamente consegnato alla cultura pop un linguaggio di Halloween utilizzabile ogni anno.
Non è soltanto una canzone che funziona il 31 ottobre.
È uno dei motivi per cui oggi sappiamo immediatamente come dovrebbe suonare una festa di Halloween.
Perché Thriller deve esserci, ma non può essere tutta la playlist
Quando costruisco una playlist non parto dalla domanda “quali sono le cento canzoni più famose su questo argomento?”.
Mi interessa molto di più cosa succede tra un brano e quello successivo.
È anche il principio con cui lavoro normalmente come Sound Selector di ViKingSo Music: genere, atmosfera e riconoscibilità contano, ma conta altrettanto il punto della selezione nel quale una canzone arriva.
Per questo in HALLOWEEN NIGHT ho lasciato dentro i pezzi inevitabili.
Thriller deve esserci.
Così come Ghostbusters di Ray Parker Jr., Somebody’s Watching Me di Rockwell, Monster Mash di Bobby “Boris” Pickett e This Is Halloween.
Toglierli soltanto per sembrare più ricercati sarebbe un errore.
Il lavoro interessante comincia dopo.
Primo atto: Halloween Party
I primi trenta brani sono la parte più immediata della selezione.
Quella che metterei all’inizio di una festa senza costringere nessuno a chiedersi dopo dieci minuti chi abbia sequestrato la musica.
Oltre ai classici ci sono Lady Gaga, con The Dead Dance, Bloody Mary e Abracadabra, Dracula dei Tame Impala, Disturbia di Rihanna, She Wolf di Shakira, Superstition di Stevie Wonder, Season of the Witch nella versione di Lana Del Rey e naturalmente I Put a Spell on You.
Poi arrivano canzoni che Halloween si è preso anche senza che fossero nate per questa festa.
Sweet Dreams (Are Made of This) degli Eurythmics, Highway to Hell degli AC/DC e Everybody (Backstreet’s Back) dei Backstreet Boys cambiano completamente quando entrano in una stanza piena di costumi, luci basse e zucche accese.
Il contesto modifica l’ascolto.
Ed è esattamente per questo che funzionano.
Secondo atto: quando la festa diventa più scura
Dal trentunesimo brano in poi cambio progressivamente direzione.
Il ritmo non scompare, ma Halloween smette di essere soltanto una festa in maschera.
Entrano Monster di Lady Gaga, The Monster di Eminem e Rihanna, Graveyard di Halsey, Demons degli Imagine Dragons e Scary Monsters and Nice Sprites di Skrillex.
Poi il rock comincia a prendere più spazio.
Oingo Boingo, Rob Zombie, Blue Öyster Cult, Doors, Rolling Stones e David Bowie portano la playlist verso qualcosa di meno immediatamente pop.
Più avanti arrivo a Nick Cave & The Bad Seeds, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees e Ramones.
È questa probabilmente la parte della playlist alla quale tengo di più.
Perché qui non basta più trovare un titolo nel quale compaiano morti, demoni o fantasmi.
Deve funzionare il suono.
Terzo atto: dopo la festa rimane la casa vuota
Da circa metà playlist cambia ancora tutto.
Qui ho voluto smettere progressivamente di ragionare in termini di “canzoni” e iniziare a ragionare in termini di ambiente.
Entrano Nox Arcana, Project Divinity, cinematic horror, soundtrack e soundscape.
We Are Legion, Nightwatcher, Sanitarium Gates e Spirits of the Past aprono una parte nella quale la playlist può essere utilizzata in modo completamente diverso.
Non più soltanto ballare.
Può stare all’ingresso di una festa, durante una cena, dentro una casa decorata, in un corridoio buio o semplicemente come sottofondo quando ormai gli ospiti sono andati via.
Qui arrivano vento, foreste, cimiteri, porte, sussurri e ambientazioni horror.
In passato questo materiale compariva molto prima nella selezione.
Non funzionava.
Interrompeva continuamente le canzoni da festa.
Così l’ho spostato alla fine.
Prima costruisco la serata.
Poi posso permettermi di spegnerla.
HALLOWEEN NIGHT: 100 brani, tre momenti diversi
La struttura definitiva della playlist è quindi molto semplice:
1–30 Halloween Party
Classici riconoscibili, pop e brani che fanno partire immediatamente la serata.
31–55 Dark Pop, Rock & Alternative
La parte più scura della selezione, tra gothic, rock, alternative e musica meno prevedibile.
56–100 Horror Cinematic & Ambient
Soundtrack, atmosfere, case infestate, cimiteri e paesaggi sonori.
Non devi necessariamente ascoltarla sempre dall’inizio alla fine.
Se stai organizzando una festa puoi rimanere per ore nella prima metà.
Se stai cercando qualcosa per creare atmosfera, puoi partire molto più avanti.
Halloween non ha un solo suono
È probabilmente la conclusione più evidente dopo cento brani.
Halloween può essere Michael Jackson e Bauhaus, Lady Gaga e John Carpenter, AC/DC e Nox Arcana.
Può avere un beat da pista o praticamente nessun beat.
Può essere ironico, teatrale, pop, gothic, rock oppure soltanto inquietante.
La festa stessa è arrivata fino a noi perché per secoli ha assorbito cose differenti.
Trovo coerente che anche la sua playlist faccia la stessa cosa.
E forse è per questo che ogni anno continuo a rimetterci mano invece di limitarmi a premere “aggiorna copertina”.
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