Roger Waters lancia Legacy: i Pink Floyd passano al figlio Harry, ma lui non salirà sul palco
Roger Waters ha trovato un nuovo modo di riportare sul palco la musica dei Pink Floyd. E questa volta ha deciso di non esserci.
Si chiama Roger Waters Presents LEGACY – A Pink Floyd Show ed è una nuova produzione live costruita attorno ai dischi pubblicati dalla band tra il 1971 e il 1979. A guidarla sarà Harry Waters, figlio di Roger, con una formazione di dieci musicisti.

Il particolare che rende il progetto decisamente meno prevedibile di una normale tribute band è proprio questo: Roger Waters ha partecipato alla creazione dello spettacolo e alla sua direzione artistica, ma non salirà sul palco.
Il tour partirà nel febbraio 2027, attraverserà il Nord America e successivamente arriverà anche in Europa.
Cos'è Legacy – A Pink Floyd Show?
Legacy nasce per riportare dal vivo quella che viene presentata come l'epoca d'oro dei Pink Floyd.
Il repertorio sarà concentrato su quattro album: The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here, Animals e The Wall.
Non esattamente materiale marginale.
L'idea è quella di ricostruire il più fedelmente possibile il suono delle registrazioni originali, accompagnandolo con una componente visiva sviluppata dal team di Waters e ispirata anche alle immagini create durante gli anni trascorsi nei Pink Floyd.
Sul palco ci sarà una band di dieci elementi. Harry Waters sarà il direttore musicale e suonerà organo Hammond e pianoforte, oltre a partecipare alle parti vocali.
Roger, invece, resterà fuori dalla formazione.
Una distinzione importante: non è una reunion dei Pink Floyd e non è nemmeno un nuovo tour solista di Waters. È uno spettacolo costruito sotto la sua supervisione che utilizza il repertorio della band e viene affidato alla generazione successiva.
Chi è Harry Waters, il figlio di Roger?
Harry Waters non arriva a questo progetto perché semplicemente porta un cognome importante.
È pianista, compositore e musicista professionista e ha trascorso più di quindici anni sul palco insieme al padre.
Ha suonato nei tour di Roger Waters a partire dai primi anni Duemila, partecipando anche alle produzioni dedicate a The Dark Side of the Moon e The Wall, prima di intraprendere altri percorsi musicali.
La musica dei Pink Floyd, quindi, la conosce da una posizione piuttosto particolare: prima come figlio di uno degli autori principali, poi come musicista che quelle composizioni le ha eseguite per anni.
Con Legacy assume però un ruolo differente.
Non sarà semplicemente il tastierista della band di suo padre: sarà lui a guidare musicalmente l'intero spettacolo.
E c'è un dettaglio ancora più curioso nella formazione del gruppo.
Roger Waters cercava “la voce che aveva da giovane”
Ad aprile Roger Waters aveva pubblicato un appello piuttosto insolito.
La band del figlio era praticamente pronta, ma mancava qualcuno capace di cantare le parti che Waters interpretava nei Pink Floyd cinquant'anni fa.
Da qui è partita una selezione internazionale.
Sono arrivate circa 3.000 candidature, ascoltate da Harry Waters, fino alla scelta di Clifton David Broadbridge, cantante canadese residente a Nashville.
Broadbridge sarà la voce principale dello spettacolo.
Questo chiarisce anche un punto che alcuni titoli pubblicati dopo l'annuncio hanno reso un po' confuso: Harry Waters canta e suona nel progetto, ma il cantante principale scelto per ricreare le parti vocali di Roger è Clifton David Broadbridge.
Nella formazione troviamo anche Graham Broad alla batteria, Edo Scordo alla chitarra e voce, oltre al chitarrista, arrangiatore e produttore italiano Antonello Pudva.
Roger Waters sarà davvero assente dai concerti?
Sì.
La comunicazione ufficiale dello spettacolo specifica espressamente che Roger Waters non si esibirà dal vivo durante Legacy.
Il suo ruolo è quello di ideatore e supervisore della produzione.
È probabilmente anche ciò che rende questo progetto interessante al di là dell'effetto nostalgia.
Waters avrebbe potuto organizzare un altro tour personale basato sul catalogo dei Pink Floyd. Ha scelto invece di creare uno spettacolo che possa teoricamente continuare senza dipendere dalla sua presenza fisica sul palco.
Il titolo Legacy, eredità, a quel punto assume un significato abbastanza letterale.
Quando parte il tour e arriverà in Italia?
La prima data annunciata è prevista per 15 febbraio 2027 negli Stati Uniti.
Il progetto è destinato a superare complessivamente le cento città tra Nord America ed Europa. Al momento sono state diffuse le prime date nordamericane, mentre quelle europee verranno annunciate successivamente.
Non c'è quindi ancora una data italiana ufficiale.
Considerando però che l'Europa è già indicata tra i territori interessati dalla tournée, la possibilità che Legacy arrivi anche in Italia esiste. Bisognerà aspettare il calendario europeo prima di parlare di città o location.
I biglietti per la prima parte del tour vengono messi in vendita dal 2 ottobre.
Una tribute band dei Pink Floyd? Non proprio
La definizione più semplice sarebbe “tribute band ufficiale”, ma racconta solo una parte del progetto.
Non ci sono David Gilmour, Nick Mason o Roger Waters sul palco e quindi Legacy non può essere presentato come un ritorno dei Pink Floyd.
Allo stesso tempo non è una cover band qualsiasi.
C'è Roger Waters dietro alla costruzione dello spettacolo, suo figlio alla direzione musicale, musicisti con lunga esperienza su quel repertorio e una produzione visiva sviluppata partendo direttamente dall'immaginario costruito negli anni della band.
È una specie di passaggio di consegne.
E per un catalogo come quello dei Pink Floyd la domanda diventa interessante: quanto può continuare a vivere uno spettacolo rock quando i suoi protagonisti originali non sono più necessariamente sul palco?
Legacy proverà a dare una risposta dal febbraio 2027.
Roger Waters questa volta guarderà da fuori. La musica, invece, continuerà a suonare.
Le canzoni restano, ma serve qualcuno capace di portarle avanti
Legacy nasce intorno a un repertorio costruito più di cinquant'anni fa e ancora capace di riempire teatri. Non significa che per un artista emergente basti aspettare che una canzone venga scoperta: prima bisogna costruirle intorno identità, pubblico e occasioni reali di ascolto.
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