ULTIMO: Niccolò Moriconi, da San Basilio al record di Tor Vergata
Aggiornamento: 14 set
Per milioni di persone è semplicemente Ultimo.
Ma dietro quel nome c’è Niccolò Moriconi, ragazzo romano cresciuto a San Basilio che in meno di dieci anni è passato dai piccoli locali della Capitale a un concerto da 250.000 spettatori paganti.

Il 4 luglio 2026, a Tor Vergata, quella trasformazione ha raggiunto una dimensione quasi difficile da immaginare: 250 mila persone davanti allo stesso palco, il più grande concerto a pagamento mai realizzato in Italia da un singolo artista.
Eppure una delle chiavi per capire Ultimo sta proprio nel fatto che, anche dopo numeri del genere, continua a costruire quasi tutto il proprio racconto attorno all’idea opposta.
Essere quello fuori posto.
Quello che non si sente primo.
Quello che parte dagli ultimi.
Non è soltanto uno slogan.
È il concetto dal quale nasce perfino il suo nome d’arte.
Chi è Niccolò Moriconi
Niccolò Moriconi nasce a Roma nel 1996 e cresce a San Basilio, nella periferia nord-est della Capitale.
Comincia a scrivere canzoni da adolescente mentre studia pianoforte e composizione. Rockol ricostruisce che già a quattordici anni scriveva i primi brani e che successivamente aveva frequentato il Conservatorio di Santa Cecilia.
Roma non è semplicemente la città in cui nasce.
Diventa parte del linguaggio.
Quartieri, amici, appartenenza, distanza dal centro, voglia di rivalsa e quella sensazione di sentirsi spesso dalla parte sbagliata finiscono dentro molte delle canzoni che arriveranno dopo.
Prima del successo, però, c’è una fase molto meno spettacolare.
Locali.
Concorsi.
Provini.
Canzoni scritte senza sapere se qualcuno le ascolterà davvero.
Perché si chiama Ultimo?
La scelta del nome non nasce dall’idea di volersi mettere all’ultimo posto in classifica.
È qualcosa di più personale.
Nel periodo di Sanremo 2018 Moriconi spiegava di sentirsi spesso inadatto, escluso, “quello sbagliato”. Il nome Ultimo rappresentava quindi una condizione emotiva prima ancora che sociale.
Da qui arriva anche la frase diventata il manifesto della sua fanbase:
“Dalla parte degli ultimi per sentirmi primo.”
È una formula semplicissima, ma funziona perché riassume quasi tutta la sua narrativa artistica.
Ultimo non costruisce il proprio personaggio sull’idea di essere irraggiungibile.
Fa il contrario.
Il protagonista delle sue canzoni è spesso uno che non sa perfettamente cosa fare, perde, sbaglia, rimpiange, aspetta, ama male o arriva tardi.
Ed è precisamente lì che una parte enorme del pubblico si riconosce.
Il primo album Pianeti e l’incontro con Honiro
Nel 2016 Moriconi partecipa a un contest organizzato dall’etichetta indipendente Honiro.
Lo vince.
L’anno successivo arriva Pianeti, il suo primo album.
Quando viene pubblicato nel 2017, Ultimo non è ancora un nome da stadio. I concerti promozionali si svolgono ancora nei club, ma il disco contiene già gran parte degli elementi che resteranno centrali nel suo stile: pianoforte, scrittura sentimentale, fragilità e una voce volutamente imperfetta.
Non è il classico cantautore costruito sulla precisione tecnica.
È più interessato alla sensazione.
Ed è qualcosa che diventerà ancora più evidente pochi mesi dopo.
Sanremo 2018: Il ballo delle incertezze cambia tutto
Nel febbraio 2018 Ultimo arriva a Sanremo tra le Nuove Proposte con “Il ballo delle incertezze”.
La canzone parla proprio di emarginazione e di persone che faticano a trovare il proprio posto.
Vince.
A 22 anni, Niccolò Moriconi si porta a casa il Festival nella categoria giovani.
È il momento in cui il nome Ultimo smette di appartenere soltanto a un pubblico che frequenta i piccoli live o segue la nuova scena romana.
Ma la cosa interessante è ciò che succede immediatamente dopo.
Non arriva un singolo fortunato seguito da una lenta costruzione.
Arriva un’accelerazione violentissima.
Peter Pan trasforma il successo in qualcosa di molto più grande
Poco dopo Sanremo esce Peter Pan.
È l’album che contiene Il ballo delle incertezze, ma anche brani come “Poesia senza veli”, “Cascare nei tuoi occhi” e “Ti dedico il silenzio”.
Le canzoni cominciano a vivere ben oltre il Festival.
I concerti diventano più grandi.
Nel novembre 2018, appena pochi mesi dopo la vittoria tra le Nuove Proposte, Ultimo arriva già al PalaLottomatica di Roma, dove Rockol racconta un pubblico capace di sovrastare la voce del cantante durante Il ballo delle incertezze.
È qui che si capisce una caratteristica fondamentale del fenomeno Ultimo.
La sua musica non cresce soltanto attraverso le classifiche.
Cresce soprattutto attraverso una fanbase che vuole cantare quelle canzoni insieme a lui.
Ed è ciò che renderà gli stadi quasi inevitabili.
Sanremo 2019 e I tuoi particolari
Un anno dopo torna all’Ariston.
Questa volta tra i Big.
La canzone è “I tuoi particolari”.
Ultimo arriva secondo, dietro Mahmood con Soldi.
Quell’edizione resta uno dei momenti più discussi della sua carriera, anche per il rapporto difficile con parte della stampa nel finale del Festival.
Ma col tempo il dettaglio più importante è diventato un altro.
Mentre si discuteva della classifica di Sanremo, Ultimo stava diventando uno degli artisti commercialmente più forti del Paese.
Sul sito abbiamo raccontato anche la sua relazione irrisolta con l’Ariston nell’articolo “Ultimo dice addio al Festival Sanremo”, legato al successivo ritorno del 2023 con Alba.
Colpa delle favole: il 2019 è l’anno della consacrazione
Ad aprile 2019 esce Colpa delle favole.
Il disco diventa il più venduto dell’intero anno in Italia secondo FIMI/GfK.
E c’è un dato ancora più impressionante.
Nella classifica annuale 2019, Ultimo piazza:
Colpa delle favole al numero 1.
Peter Pan al numero 4.
Tre album pubblicati in pochissimo tempo continuano contemporaneamente a vivere nelle classifiche.
È qualcosa che va oltre il successo sanremese.
Sta nascendo una fanbase capace di recuperare anche il repertorio precedente invece di consumare semplicemente il singolo del momento.
Il primo Olimpico: da San Basilio a 64 mila persone
Il 4 luglio 2019 arriva un’immagine destinata a diventare centrale nella sua storia.
Stadio Olimpico di Roma.
64.000 persone.
Ultimo, ancora giovanissimo, suona per la prima volta in uno stadio nella sua città.
Quello che pochi anni prima era un ragazzo che suonava nei locali romani entra nella categoria degli artisti capaci di trasformare una canzone intima al pianoforte in qualcosa da cantare in decine di migliaia.
Ed è proprio questa contraddizione a diventare una delle sue principali forze.
Le canzoni di Ultimo sembrano spesso scritte per una stanza.
Il pubblico le trasforma in cori da stadio.
Il rapporto complicato con Sanremo
Nel 2023 Ultimo decide di tornare al Festival con “Alba”.
Non sceglie però la canzone più immediata del disco.
Porta un brano più introspettivo, che lui stesso racconta come una riflessione sulla ricerca di una direzione personale.
Sul sito abbiamo approfondito proprio il significato di Alba, una canzone nata alle Eolie e costruita interamente da Moriconi al pianoforte.
Finisce quarto.
E questa volta la classifica non produce la stessa frattura del 2019.
Perché nel frattempo Sanremo ha perso buona parte della capacità di definire il valore commerciale di Ultimo.
Gli stadi lo avevano già fatto.
Ultimo Records: diventare indipendente quando sei già enorme
Nel 2020 arriva un’altra decisione importante.
Niccolò fonda Ultimo Records, la propria etichetta indipendente.
Il primo capitolo è “22 settembre”.
È un passaggio che conta molto più di quanto sembri.
La carriera era iniziata con Honiro, ma arrivato al successo Ultimo sceglie progressivamente di controllare direttamente una parte crescente del proprio progetto.
Non è più semplicemente un artista dentro un sistema discografico.
Sta costruendo una struttura attorno al proprio nome.
Ed è anche uno dei motivi per cui, quando abbiamo analizzato quanto guadagna Ultimo, la parte interessante non era una cifra inventata sul patrimonio personale, ma il funzionamento di concerti, diritti, società e catalogo attorno a un artista capace di riempire gli stadi.
Perché Ultimo riempie gli stadi senza essere onnipresente in televisione
Questa è una delle caratteristiche più particolari della sua carriera.
Ultimo non è un personaggio costruito sulla presenza continua nei programmi televisivi.
Non vive di ospitate settimanali.
Non deve necessariamente occupare ogni spazio mediatico.
Il rapporto con il pubblico passa soprattutto attraverso.
È una strategia quasi opposta rispetto a quella di molte popstar.
Il risultato, però, è una fanbase estremamente compatta.
Ed è proprio questa fedeltà che spiega numeri apparentemente sproporzionati rispetto alla sua presenza quotidiana sui media.
Il vero salto di scala: i tour negli stadi
Negli anni successivi gli stadi smettono di essere l’eccezione.
Diventano la normalità.
Ultimo costruisce tour interamente pensati per grandi impianti, con numerose date all’Olimpico e in altre città italiane.
Quando nel 2026 arriva a Tor Vergata, ANSA calcola che solo a Roma aveva già accumulato dieci concerti allo Stadio Olimpico più un Circo Massimo, per circa 650.000 spettatori nella Capitale prima ancora del maxi-evento.
Tor Vergata non nasce quindi improvvisamente.
È il punto finale di una crescita costruita concerto dopo concerto.
4 luglio 2026: 250 mila persone a Tor Vergata
Poi arriva La Favola per Sempre.
250.000 biglietti erano stati venduti in appena tre ore.
Il 4 luglio 2026 quella cifra diventa reale.
Davanti a Ultimo ci sono 250 mila spettatori paganti.
Secondo ANSA, il concerto genera circa 16 milioni di euro di incasso e un indotto complessivo superiore ai 90 milioni. Il palco è largo 140 metri, la produzione coinvolge oltre diecimila lavoratori e l’evento supera il precedente primato italiano del Modena Park di Vasco Rossi per numero di spettatori paganti di un singolo artista.
È il punto in cui la frase “dalla parte degli ultimi” assume quasi un significato surreale.
Quello che si definiva l’ultimo è davanti al pubblico più numeroso mai riunito a pagamento per un singolo artista in Italia.
E la favola continua nel 2027
Due giorni dopo Tor Vergata arriva già l’annuncio successivo.
Tour negli stadi 2027.
Lignano Sabbiadoro, Bologna, Padova, San Siro, Napoli, Messina, Reggio Calabria, Bari, Firenze, Torino e Olbia.
È un altro dettaglio importante.
Tor Vergata non è stato costruito come concerto d’addio o come celebrazione conclusiva.
Era contemporaneamente un punto d’arrivo e una nuova partenza.
Tor Vergata arriva anche al cinema
E proprio mentre aggiorniamo questa biografia, la storia del concerto sta per avere un secondo capitolo.
Dal 22 al 30 settembre 2026 arriverà nei cinema italiani “Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata”, film evento diretto da Giorgio Testi e prodotto da Ultimo Records con Vivo Concerti.
La scelta del 22 settembre non è casuale.
È la data che Ultimo ha trasformato in una sorta di simbolo personale fin dal singolo omonimo e dalla nascita della sua etichetta.
A questo punto la carriera di Niccolò Moriconi contiene quasi un proprio calendario interno.
Date.
Luoghi.
Frasi.
Canzoni.
Il pubblico non segue soltanto una discografia.
Segue una storia.
Acquario e i trent’anni
Il 2026 era iniziato anche con “Acquario”, pubblicato il 9 gennaio attraverso Ultimo Records.
Poche settimane dopo, il 27 gennaio, Ultimo ha compiuto trent’anni.
Sul sito abbiamo raccontato quel passaggio in “Ultimo compie 30 anni: il bilancio tra successi, cadute e la gioia di Enea”, ripercorrendo anche quanto velocemente sia cambiata la sua vita personale e artistica nell’ultimo decennio.
È quasi difficile rendersi conto di quanto tutto sia successo in poco tempo.
A trent’anni aveva già attraversato:
Sanremo Giovani.
Tre partecipazioni complessive all’Ariston.
Album al numero uno.
Palazzetti.
Olimpico.
Circo Massimo.
Tour negli stadi.
Una propria etichetta.
E infine 250 mila persone davanti allo stesso palco.
Le canzoni più importanti di Ultimo
Ridurre una carriera del genere a cinque pezzi è inevitabilmente arbitrario.
Ma alcuni brani servono davvero a capire l’evoluzione.
“Pianeti” rappresenta le origini e la fase più intima.
“Il ballo delle incertezze” è il punto di svolta sanremese.
“I tuoi particolari” racconta la consacrazione mainstream.
“22 settembre” apre la fase indipendente di Ultimo Records.
“Alba” mostra un autore che, ormai già enorme, torna comunque a cercare qualcosa di più introspettivo.
E poi ci sono Sogni appesi, Piccola stella, Rondini al guinzaglio, Ti dedico il silenzio, La stazione dei ricordi e decine di altri brani che per i fan hanno spesso un peso diverso rispetto alle classifiche.
Ed è forse questo il segreto più importante.
Perché Ultimo è diventato così grande?
Non perché abbia inventato un nuovo genere musicale.
Ultimo appartiene chiaramente alla tradizione del cantautorato pop italiano.
Pianoforte.
Melodia.
Testi sentimentali.
Roma.
Ci sono echi di Antonello Venditti, Fabrizio Moro e di un’intera tradizione precedente.
La differenza è nel rapporto costruito con il pubblico.
Le canzoni vengono percepite come confessioni più che come prodotti.
Il personaggio resta abbastanza vicino da permettere identificazione, ma sufficientemente lontano da non diventare completamente ordinario.
E soprattutto Ultimo ha capito presto che una fanbase non si misura soltanto attraverso quanti ascoltano una canzone.
Si misura attraverso quanti decidono di esserci.
Quando 250 mila persone comprano un biglietto per incontrarsi nello stesso luogo, quella relazione smette di essere semplicemente streaming.
Diventa comunità.
Niccolò Moriconi e Ultimo sono ancora la stessa persona?
È forse la domanda più interessante dopo quasi dieci anni di carriera.
Niccolò Moriconi era il ragazzo di San Basilio che sceglieva di chiamarsi Ultimo perché si sentiva fuori posto.
Ultimo oggi è un marchio, una casa discografica, tour negli stadi, merchandising, film concerto e una delle fanbase più potenti della musica italiana.
È inevitabile che qualcosa cambi.
Ma la cosa che Moriconi ha protetto con maggiore attenzione è proprio la continuità del racconto.
Il pianoforte rimane.
Roma rimane.
Il linguaggio sentimentale rimane.
L’idea degli ultimi rimane.
Anche quando i numeri raccontano ormai esattamente il contrario.
Forse è questo il paradosso che spiega meglio il suo successo.
Ultimo è diventato primo senza poter smettere di raccontarsi come Ultimo.
E finché il pubblico continuerà a riconoscersi in quella contraddizione, Niccolò Moriconi avrà qualcosa di molto più difficile da costruire di una hit.
Avrà una storia che le persone sentono anche come propria.
Il pubblico si lega a una canzone. Ma resta quando riconosce un’identità.

Ultimo non ha costruito la propria crescita soltanto attraverso singoli forti: ha dato continuità a un linguaggio, un immaginario e un rapporto riconoscibile con chi lo ascolta.
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