Daniele Nick racconta “Angeli Demoni”: quando la musica salva dalla parte più oscura di sé
- The Sound Selector

- 2 giorni fa
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Dopo la recensione dedicata a “Giochi di specchi”, oggi insieme a Daniele Nick parliamo di “Angeli Demoni”, brano del 2021 che entra in una zona ancora più personale del suo universo artistico.
Qui il rock non è solo suono, identità o appartenenza ma diventa confessione, sfogo, resistenza. Diventa soprattutto un modo per raccontare quella frattura interna che molti conoscono, ma che non tutti riescono a trasformare in musica: il confronto tra luce e ombra, salvezza e caduta, istinto e ferita.
“Angeli Demoni” nasce proprio da questo contrasto. Da una parte c’è il demone, la parte più fragile, oscura, segnata dalle cadute, dalle ansie, dalle paure e da un sistema che spesso sembra funzionare al contrario. Dall’altra c’è l’angelo: la musica. Una presenza che, nel racconto di Daniele Nick, non lo ha mai abbandonato.
Il brano ha un’impronta rock diretta, compatta, con un’energia che non cerca di ammorbidire il messaggio. La voce resta al centro, come se il punto non fosse solo cantare, ma liberare qualcosa. È una canzone che porta addosso il peso di un vissuto, ma anche la volontà di non lasciarsi schiacciare.
Abbiamo chiesto a Daniele Nick di raccontare “Angeli Demoni”, il suo rapporto con la musica e il significato della diversità dentro il suo progetto artistico.
Partiamo da “Angeli Demoni”: cosa rappresentano per te questi due poli, l’angelo e il demone?
“Angeli Demoni” nasce dall’esigenza di raccontare il mio rapporto professionale ed emozionale con la musica. Per me la musica è come una donna perfetta: non mi ha mai fatto del male, non mi ha mai abbandonato, ha sempre creduto in me. Mi ha reso una persona estremamente sensibile.
Ho toccato il fondo un’infinità di volte. Sono rimasto solo con i miei pensieri, le mie paure, le mie ansie, i miei demoni. Non ho mai seguito la massa, e per questo motivo il progetto Daniele Nick è rappresentato dal simbolo del diverso. Nasce dall’esigenza di gridare al mondo la verità, ragionando e pensando con la propria testa.
Hai raccontato spesso che la musica parla per te. Cosa significa davvero?
L’arte ha un potere immenso. Nel mio caso, la musica mi ha reso libero di dire tutto quello che mi passava per la testa. Mi ha dato la possibilità di sfogarmi, di raccontare il mio vissuto attraverso i brani. Per questo mi sento fortunato e non smetterò mai di ringraziarla.
La musica mi ha salvato. Questa è la verità.
Nel nostro modo di comporre, la verità è alla base di ogni singolo. Abbiamo sempre odiato i testi privi di spessore, quelli costruiti solo su formule vuote. Preferiamo raccontare qualcosa che abbia un peso, qualcosa che possa smuovere le anime.
Che ruolo ha il rock in tutto questo?
Il rock, per me, è fondamentale. È un genere grezzo, incisivo, diretto. Ti permette di combattere, gridare, resistere. Attraverso il rock cerchiamo di trasmettere qualcosa di autentico, qualcosa che non sia addomesticato o costruito solo per piacere.
Questo modo di pensare non potrà mai togliercelo nessuno. Resisteremo e risponderemo a suon di musica autentica.
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Nel progetto Daniele Nick torna spesso il tema del “diverso”. Per te è più una ferita o una forza?
La diversità è sempre stata vista come una problematica, secondo me. Per integrarsi nella società sarebbe stato più semplice seguire il gregge, fare quello che va, scegliere la strada in discesa.
Io invece mi discosto totalmente da questo modo di vivere. Preferisco avere davanti strade in salita, piene di sfide e avversità. Il progetto Daniele Nick mi ha insegnato a non arrendermi mai, a pensare con la mia testa, ad avere degli ideali e a non smettere mai di sognare.
La diversità, per me, è entrambe le cose: può essere una ferita, ma diventa anche una forza. Nel nostro piccolo, io e la musica stiamo cercando di lasciare qualcosa di vero. Qualcosa in cui le persone simili a noi possano rispecchiarsi e non sentirsi più sole.
Cosa vorresti arrivasse davvero a chi ascolta “Angeli Demoni”?
Vorrei che arrivasse la sincerità. Vorrei che chi ascolta il brano potesse sentirsi meno solo, soprattutto se è una persona sensibile, se si sente diversa, se ha dentro qualcosa che non riesce sempre a spiegare.
Non c’è nulla di male nel sentirsi diversi. Anzi, credo che la diversità prima o poi cambierà il mondo.
Guardando al progetto Daniele Nick nel suo insieme, quali sono i valori che vuoi portare avanti?
Verità, libertà, sensibilità, resistenza. Voglio portare avanti l’idea che la musica possa ancora raccontare storie vere, emozioni vere, cose che ti restano addosso.
Viviamo in un sistema dove tutto deve necessariamente sembrare uguale. Io invece ringrazio ogni giorno la musica perché mi ha dato la possibilità di dire la mia attraverso la diversità.
Il senso di “Angeli Demoni”
Dentro “Angeli Demoni” c’è molto più di un semplice contrasto simbolico. C’è il modo in cui Daniele Nick guarda alla propria storia, al proprio rapporto con l’arte e alla musica come forza capace di tenere insieme ciò che spesso rischia di spezzarsi.
Il brano non racconta una vittoria facile. Racconta piuttosto una lotta continua: cadere, ritrovarsi, perdersi di nuovo, cercare una luce. In questo senso, la musica diventa davvero l’angelo del titolo. Non un’immagine astratta, ma una presenza concreta, quasi vitale.
E forse è proprio qui che il progetto Daniele Nick trova una delle sue chiavi più sincere: non nell’idea di apparire invincibile, ma nel coraggio di mostrare le proprie crepe e trasformarle in canzoni.
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Dietro “Angeli Demoni” c’è un progetto artistico più ampio, fatto di studio, esperienza, istinto e bisogno di verità.
Nella scheda bio su ViKingSo Music approfondiamo il percorso di Daniele Nick, la sua formazione musicale, il legame con l’alternative rock e quella visione del “diverso” che attraversa la sua identità artistica.
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