Mara Sattei e il paradosso del tempo: “Felice anche del penultimo posto a Sanremo”
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- 2 giorni fa
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A tre anni dal suo esordio e reduce dall'esperienza di Sanremo 2026, Mara Sattei torna con un progetto che è un vero e proprio manifesto di libertà artistica: "Che me ne faccio del tempo".

In un'industria musicale che divora contenuti a velocità luce, l'artista ha scelto la strada più difficile (e coraggiosa): quella del silenzio, della riflessione e della musica "suonata".
Nonostante il penultimo posto conquistato all'Ariston con il brano "Le cose che non sai di me", Mara appare più radiosa e consapevole che mai. Per lei, la vittoria non sta nei numeri, ma nella capacità di portare sul palco un pezzo di verità.
La solitudine come alleata, non come nemica
Uno dei temi centrali del nuovo album è la solitudine, un concetto spesso demonizzato ma che per Mara Sattei è diventato il terreno fertile per la scrittura. Dopo un periodo di blocco creativo, l'artista ha capito che fermarsi non è un segno di debolezza, ma un dovere verso la propria arte.
"Ci sono momenti in cui devi fare i conti con te stesso. Se non ti fermi, non hai la vera concezione di quale sia il momento giusto per fare le cose in modo perfetto. Sentirsi tristi è una cosa umanissima, questa maschera di eccessiva positività è sbagliata."
Un disco "suonato" per tornare nei club
A differenza di molti progetti contemporanei figli di campionamenti e produzioni digitali, "Che me ne faccio del tempo" ha un cuore analogico. Prodotto insieme al compagno Alessandro Donadei, il disco punta su un sound organico, pensato appositamente per la dimensione live dei club.
Voci di corridoio: c’è chi prepara l’uscita in silenzio… e chi la spinge bene.
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L'obiettivo è creare una connessione intima con il pubblico. Mara tornerà infatti in tour con una band completa, trasformando ogni serata in un viaggio strumentale e vocale che promette di essere molto diverso dalle performance pop patinate a cui siamo abituati.
I pilastri di Mara: Famiglia e Fede
Il disco non è solo una riflessione sul tempo, ma anche un atto d'amore verso le proprie radici. La figura materna, già presente nei lavori precedenti con il fratello thaSup, torna prepotentemente nell'intro e nell'outro dell'album.
È un modo per chiedere scusa della distanza e ringraziare chi le ha trasmesso la passione per il canto.
Insieme alla famiglia, emerge una forte componente spirituale. Mara non nasconde che la fede sia stata un approdo naturale nei momenti di difficoltà, un'energia amica che attraversa i testi e le dà la forza di essere un'artista autentica, capace di trasformare anche un "penultimo posto" in un trampolino verso la propria verità
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