PEGGY GOU: chi è, carriera e canzoni della DJ diventata icona globale
Per molto pubblico mainstream Peggy Gou è arrivata nel 2023.
Una spiaggia. Un tramonto. Poi quella frase quasi nonsense:
“Nanana.”

Il video in cui anticipava “(It Goes Like) Nanana” durante un DJ set in Marocco iniziò a circolare sui social e nel giro di poche settimane la traccia era ovunque. TikTok, radio, festival, club, classifiche.
Nel Regno Unito arrivò al numero 5, rimase dodici settimane nella Top 10 e trasformò definitivamente Peggy Gou in un nome comprensibile anche a chi non frequentava la musica elettronica.
Ma raccontarla partendo da Nanana significa arrivare molto tardi.
Quando quella canzone esplode, Kim Min-ji, questo il suo vero nome, è già da anni una delle DJ più riconoscibili della scena internazionale.
Ha vissuto tra Corea, Londra e Berlino.
Ha lavorato nei negozi di dischi.
Ha passato i weekend al Berghain.
Ha prodotto house cantando in coreano.
Ha fondato una propria etichetta.
Ha creato un marchio di moda.
E soprattutto ha costruito una cosa molto più difficile di una hit virale: un’identità che si riconosce prima ancora di sapere quale genere stia suonando.
Chi è Peggy Gou: il vero nome è Kim Min-ji
Peggy Gou nasce come Kim Min-ji il 3 luglio 1991 a Incheon, in Corea del Sud.
A quattordici anni si trasferisce nel Regno Unito per studiare.
Quel passaggio avrà un peso enorme.
Non soltanto perché le apre una dimensione internazionale, ma perché è proprio a Londra che moda, club e musica elettronica cominciano a mescolarsi.
Frequenta il London College of Fashion e si avvicina inizialmente al mondo dello styling e della moda. Allo stesso tempo trascorre i fine settimana nei club londinesi, tra cui Plastic People e Corsica Studios, mentre impara a mettere i dischi e successivamente a produrre utilizzando Ableton.
Non è ancora Peggy Gou come la conosciamo.
Ma gli elementi sono già praticamente tutti lì:
moda,
club culture,
ossessione visiva,
musica.
Berlino cambia tutto
Dopo Londra arriva Berlino.
Ed è qui che la carriera musicale smette di essere una possibilità e diventa un progetto.
Gou lavora anche in un negozio di dischi, produce a casa e frequenta ossessivamente i club della città. Al Guardian racconterà quel periodo in modo estremamente semplice: lavoro, musica a casa e Berghain ogni domenica.
È un dettaglio che conta.
Peggy Gou non nasce dalla cultura del festival gigantesco.
Nasce da quella del club.
Capire una pista prima ancora di pensare a come apparirà un video su Instagram.
Questo bagaglio rimarrà evidente anche quando la sua carriera assumerà dimensioni completamente diverse.
Nel 2016 iniziano i primi dischi
Le prime pubblicazioni importanti arrivano nel 2016.
Tra i lavori iniziali c’è l’EP Seek for Maktoop, dentro il quale compare Gou Talk.
Il suono di Peggy Gou non si incastra perfettamente in una sola definizione.
House, techno, deep house, disco ed electro convivono continuamente.
AllMusic descrive il suo stile proprio come un attraversamento di house, techno ed elettronica con un forte gusto per sonorità vintage senza diventare una semplice imitazione del passato.
Questa elasticità diventerà una delle sue caratteristiche più importanti.
Peggy Gou non cerca di avere un unico suono.
Cerca di avere un'identità abbastanza forte da permettersi di cambiarlo.
It Makes You Forget: quando decide di cantare in coreano
Il vero punto di svolta della prima parte della carriera arriva nel 2018.
Esce “It Makes You Forget (Itgehane)”.
La produzione è house, luminosa e ritmica.
Ma soprattutto Peggy Gou decide di cantare nella propria lingua.
Coreano.
Non inglese.
Una scelta molto meno scontata di quanto possa sembrare oggi.
La traccia diventa uno dei brani elettronici più celebrati dell’anno e porta un pubblico internazionale a cantare parole che in molti casi non comprende. Official Charts registra una permanenza di 45 settimane nella classifica britannica dei singoli in vinile, con un picco al numero 4.
Il successo è importante anche per un altro motivo.
Peggy Gou aveva trascorso anni tra Europa e Corea.
Con quel brano smette di trattare queste due identità come mondi da tenere separati.
La cultura coreana entra apertamente nella sua musica.
GRAMMY.com avrebbe poi indicato proprio It Makes You Forget come uno degli esempi più evidenti del modo in cui Gou inserisce elementi della propria origine coreana dentro la club music internazionale.
Peggy Gou e il Berghain
Nello stesso periodo raggiunge uno degli obiettivi più simbolici per qualsiasi DJ cresciuto musicalmente a Berlino.
Nel 2018 diventa la prima DJ sudcoreana a suonare al Berghain.
Il dato è interessante perché arriva prima del successo pop globale.
Non è quindi una celebrity invitata in un club famoso perché ha milioni di follower.
È una DJ che costruisce credibilità dentro la scena elettronica e soltanto successivamente diventa un fenomeno popolare.
Questa sequenza spiega molto della sua forza.
Quando arriveranno le campagne di moda, i grandi festival e Nanana, alle spalle ci sarà già una carriera reale da club.
Starry Night e Gudu Records
Nel 2019 arriva un altro brano decisivo: “Starry Night”.
Piano house, voce in coreano, ritornello immediato e una produzione che sembra contemporaneamente nostalgica e moderna.
Nello stesso periodo Peggy fonda Gudu Records, la propria etichetta.
La parola gudu significa “scarpe” in coreano, e il logo stesso dell’etichetta richiama questa idea.
La scelta di fondare una label non è soltanto imprenditoriale.
Le permette di pubblicare direttamente musica propria e, allo stesso tempo, costruire attorno al marchio una selezione di artisti e sonorità.
Il Guardian nel 2019 la descriveva già non soltanto come DJ, ma come artista con una propria etichetta, una linea di moda e un pubblico internazionale in rapidissima crescita.
È lì che si comincia a capire che Peggy Gou vuole controllare un ecosistema, non soltanto pubblicare singoli.
Anche la moda diventa parte del progetto
Con Peggy Gou è quasi impossibile separare completamente musica e immagine.
Prima ancora che la carriera da DJ esplodesse, aveva studiato moda.
Successivamente crea Kirin, marchio sviluppato con New Guards Group.
Vogue raccontava nel 2019 come la linea cercasse di unire streetwear e club culture, con il supporto e l’interesse di figure come Virgil Abloh.
Ed è qui che spesso iniziano anche le critiche.
Per alcuni Peggy Gou sarebbe troppo concentrata sull'immagine.
Troppo fashion.
Troppo social.
Troppo riconoscibile visivamente per essere trattata con la serietà riservata ai DJ “puri”.
Ma il paradosso è evidente.
Proprio perché proviene realmente dal mondo dei club, Gou non sembra percepire la necessità di scegliere.
Ha detto a Vogue di aver inizialmente pensato che per essere presa sul serio avrebbe dovuto limitare il proprio modo di vestirsi. Poi decise il contrario: moda e immagine erano semplicemente un'altra parte della sua personalità.
Oggi sembra normale.
Nel momento in cui iniziò a farlo, molto meno.
I Go: gli anni Novanta senza sembrare una festa revival
Nel 2021 pubblica “I Go”.
È uno dei brani che meglio anticipano la direzione successiva.
Piano, breakbeat, richiami rave e una produzione che pesca apertamente nella dance degli anni Novanta.
Ma il risultato non sembra la copia di un vecchio disco.
Questo diventerà uno dei tratti centrali di Peggy Gou: utilizzare la memoria della club culture senza trasformarla in nostalgia passiva.
Il passato viene continuamente ripreso, deformato e rimesso sulla pista.
Lo stesso approccio esploderà due anni dopo con una canzone molto più popolare.
Poi arriva “(It Goes Like) Nanana”
Nel 2023 Peggy Gou suona durante un set in Marocco un brano ancora inedito.
Qualcuno registra.
Il video gira.
Il pubblico comincia a chiedere cosa sia quella traccia.
Quando esce ufficialmente “(It Goes Like) Nanana”, la canzone ha già iniziato a esistere nell'immaginario delle persone.
Il pezzo sembra contemporaneamente nuovo e familiare.
C'è dentro la trance-pop degli anni Novanta e dei primi Duemila.
C'è una melodia quasi ingenua.
C'è una produzione molto più accessibile rispetto a parte del catalogo precedente.
Ed esiste soprattutto quel vocal hook costruito per essere ricordato immediatamente.
Il risultato è enorme.
Nel Regno Unito arriva al numero 5, resta 25 settimane nella classifica generale e raggiunge il numero 1 nella Dance Singles Chart, dove rimane in vetta per otto settimane.
Per chi seguiva Peggy Gou da It Makes You Forget può sembrare quasi una trasformazione improvvisa.
In realtà, è il punto in cui una caratteristica già presente da anni — rendere la house melodica, fisica e immediata — incontra finalmente una canzone capace di uscire completamente dalla scena elettronica.
È Nanana che la rende famosa? Sì e no
Per il pubblico generalista, sì.
Per la club culture, no.
È una distinzione importante.
Prima di Nanana, Gou aveva già suonato in alcuni dei club e festival più importanti del mondo, pubblicato musica su etichette rispettate, fondato Gudu e costruito una fanbase internazionale.
Dopo Nanana, cambia però la scala.
Official Charts la definisce apertamente come il singolo che segna il suo vero breakthrough nelle classifiche britanniche.
È la differenza tra:
essere una DJ globale
e diventare una popstar della musica elettronica.
Non necessariamente una cantante pop.
Ma una figura riconoscibile anche fuori dalla propria scena.
I Hear You: il primo album arriva soltanto nel 2024
Un altro dettaglio curioso è quanto Peggy Gou abbia aspettato prima di pubblicare un album.
I Hear You, il debutto vero e proprio, esce il 7 giugno 2024 per XL Recordings.
Quando arriva, Gou ha già una carriera internazionale alle spalle.
Il disco contiene dieci tracce e riunisce diverse fasi del suo percorso:
I Go.
(It Goes Like) Nanana.
1+1=11.
Lobster Telephone.
E anche collaborazioni con Lenny Kravitz e la rapper portoricana Villano Antillano.
Nel Regno Unito I Hear You raggiunge il numero 39 nella classifica generale, il numero 3 nella Dance Albums Chart e il numero 2 tra gli album indipendenti.
Non sono numeri da popstar tradizionale.
Ma raccontano abbastanza bene il punto in cui si trova Peggy Gou.
Abbastanza underground da pubblicare un album elettronico molto personale.
Abbastanza mainstream da avere dentro una hit internazionale gigantesca.
Back To One entra anche nella DANCING Chart di ViKingSo Music
Nel giugno 2024, mentre I Hear You entra nel vivo della promozione, “Back To One” arriva anche nella nostra DANCING Chart ViKingSo Music, al quarto posto della selezione mensile.
È un collegamento particolarmente utile per capire la parte di Peggy Gou che rischia di essere oscurata da Nanana.
Dietro la hit c'è ancora una produttrice che ragiona per club.
Back To One lavora infatti su house, organi, ritmo e ripetizione molto più che sulla struttura classica della canzone pop.
È esattamente il punto in cui la biografia e la nostra attività da Sound Selector si incontrano: Peggy Gou non è interessante perché ha avuto una hit enorme.
È interessante perché quella hit arriva dentro una discografia molto più ampia.
Da Kylie Minogue a Lenny Kravitz
Negli anni Gou ha collaborato o lavorato sui brani di artisti molto lontani fra loro.
Nel 2022 realizza un remix di “Can't Get You Out of My Head” di Kylie Minogue.
Nel debutto I Hear You canta con Lenny Kravitz in I Believe in Love Again.
La cosa interessante è che Peggy Gou non sembra utilizzare le collaborazioni per abbandonare l'elettronica.
Fa il contrario.
Prende figure pop e le porta dentro il proprio linguaggio.
È un approccio molto simile a quello dei DJ provenienti dalla cultura house più classica: il cantante diventa una componente della traccia, non necessariamente il centro assoluto del pezzo.
Nel 2025 entra perfino nel mondo di F1
Nel 2025 arriva “D.A.N.C.E”, pubblicata per la colonna sonora di F1 The Album.
Nello stesso anno lavora anche a una versione di “like JENNIE”, legando ancora una volta la propria identità alla scena coreana globale ma senza trasformarsi in un progetto K-pop. Apple Music include entrambi i brani nella discografia recente della DJ.
La Peggy Gou del 2016 lavorava dentro una scena elettronica relativamente specialistica.
Quella del 2025 può entrare nella colonna sonora di una grande produzione cinematografica e remixare una delle star coreane più conosciute al mondo.
Senza cambiare nome.
Senza creare un alter ego pop.
E nel 2026? Peggy Gou continua a muoversi
Nel 2026 la discografia continua ad allargarsi.
A maggio pubblica un “Energy Mix” di I Feel So Free di Madonna.
Il 26 giugno arriva “Wo, man (Edit)” con Ayra Starr, nuova collaborazione pubblicata da XL Recordings.
Nel frattempo continua il circuito internazionale dei festival e dei DJ set.
Spotify riportava, tra gli appuntamenti del 2026, anche una presenza italiana al Kappa FuturFestival di Torino, insieme a date fra Parigi, Londra, Monaco e Nord America.
Quasi dieci anni dopo le prime pubblicazioni, quindi, Peggy Gou non sembra aver scelto tra il club e il mainstream.
Continua a tenere aperti entrambi.
Le canzoni più famose di Peggy Gou
Per capire la sua carriera partirei da “It Makes You Forget (Itgehane)”.
È il brano che mostra per primo quanto il coreano possa entrare naturalmente nella house europea.
Poi “Starry Night”, probabilmente uno dei pezzi che meglio definiscono la fase Gudu.
“I Go” racconta il suo amore per rave, breakbeat e dance anni Novanta.
“(It Goes Like) Nanana” è inevitabilmente la grande esplosione mondiale.
“1+1=11” e “Back To One” aiutano invece a capire I Hear You al di là della hit principale.
E oggi Wo, man apre un altro capitolo.
Ridurre Peggy Gou a Nanana sarebbe un po' come raccontare un DJ attraverso l'unico brano che ha funzionato in radio.
È proprio il resto a spiegare perché quella canzone sia potuta diventare così grande.
Peggy Gou è techno, house o pop?
La risposta più corretta è: dipende dal momento.
Ha iniziato muovendosi tra house e techno.
Ha incorporato deep house, electro, disco, breakbeat e acid.
Poi è arrivata anche molto vicino al pop.
AllMusic la classifica tra elettronica, club/dance, house e techno, mentre la sua discografia mostra continuamente deviazioni rispetto a una formula unica.
Ed è probabilmente un errore cercare una definizione più precisa.
Peggy Gou nasce come DJ.
Un buon DJ, per natura, deve poter attraversare più linguaggi.
La produzione ha seguito lo stesso principio.
La sua vera forza è aver reso riconoscibile qualcosa che cambia continuamente
Molti artisti costruiscono l'identità ripetendo la stessa formula.
Peggy Gou ha fatto quasi il contrario.
Cambiano i beat.
Cambiano le influenze.
Cambia perfino la lingua.
Ma rimangono alcuni elementi:
groove molto fisico, melodie immediate, gusto per gli anni Novanta, cultura coreana e un'immagine visiva curata fino al dettaglio.
È questo che rende riconoscibile Peggy Gou.
Una combinazione di cose che appartiene soltanto a lei.
E forse proprio per questo è riuscita a fare qualcosa che nell'elettronica non è affatto semplice.
Essere abbastanza credibile da passare anni nei club.
Abbastanza accessibile da avere una delle canzoni più popolari del 2023.
Abbastanza fashion da diventare icona visiva.
Abbastanza indipendente da fondare una propria etichetta.
E abbastanza libera da non dover decidere quale di queste quattro Peggy Gou sia quella vera.
Probabilmente lo sono tutte.

Un’identità forte non significa fare sempre la stessa canzone
Peggy Gou ha attraversato house, techno, pop e moda mantenendo riconoscibile il proprio progetto anche quando il suono cambiava.
Su ViKingSo Music realizziamo bio editoriali per artisti emergenti, cantautori, band e progetti indipendenti: testi pensati per Google, press kit, Spotify, social e schede artista.
Crediti immagine copertina: foto/immagine a uso editoriale. Licenza e attribuzione indicate secondo fonte originale. Per segnalazioni su diritti e attribuzioni: contattaci.
Riproduzione riservata © 2026 - ViKingSo Music






Commenti