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RAF: l'infinito è per sempre

Parlare di Raf significa raccontare una storia di continuità, di scelte meditate e di un’idea di pop che ha sempre guardato avanti senza perdere profondità. Raffaele Riefoli non è mai stato l’artista dell’eccesso o dell’esposizione forzata: la sua forza è sempre stata una combinazione rara di sensibilità melodica, scrittura diretta e respiro internazionale, qualità che gli hanno permesso di attraversare oltre quarant’anni di musica italiana restando credibile.


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Il suo percorso prende forma nei primi anni ’80, in un contesto musicale fortemente influenzato dalla new wave e dal synth-pop europeo.


L’album d’esordio Raf (1984) lo proietta immediatamente su una scena globale grazie a Self Control, un brano che diventa un successo planetario e ancora oggi rappresenta uno dei casi più emblematici di pop italiano esportato nel mondo. Ma ciò che rende Raf un artista di lungo corso non è quel trionfo iniziale, bensì la capacità di non restarne prigioniero.


Con Svegliarsi un anno fa (1988) Raf compie una scelta cruciale: abbandona l’inglese e inizia a scrivere in italiano, inaugurando una fase più introspettiva e consapevole. È un disco di transizione, meno immediato ma fondamentale, perché segna la nascita del suo vero

linguaggio autoriale. Questa direzione si consolida definitivamente con Cosa resterà… (1989), album che contiene Cosa resterà degli anni ’80, una canzone capace di fotografare un’intera generazione nel momento esatto in cui l’euforia del decennio lascia spazio alla riflessione. Qui Raf diventa un osservatore del tempo, capace di trasformare la memoria collettiva in pop intelligente.


Gli anni ’90 rappresentano una fase di grande maturità artistica. Il battito animale (1993) è uno dei dischi più iconici della sua carriera: istintivo, emotivo, diretto, costruito su un equilibrio perfetto tra energia e introspezione. Raf esplora il lato più viscerale dei sentimenti, rafforzando il suo legame con il pubblico senza rinunciare alla profondità. Con Manifesto (1995) riafferma la propria identità artistica: un album solido, elegante, in cui il pop diventa dichiarazione di stile e consapevolezza.


Con La prova (1998) il tono si fa più riflessivo. Raf mette in discussione certezze personali e artistiche, firmando un disco meno immediato ma denso di significato. È il lavoro di un artista che preferisce interrogarsi piuttosto che ripetersi. L’ingresso nel nuovo millennio avviene con Iperbole (2001), un album che recupera luminosità e apertura melodica, dimostrando come Raf sappia dialogare con il presente senza snaturarsi.


La curiosità artistica emerge con forza in O.P.G. (2004), dove l’elettronica e i groove moderni diventano strumenti di sperimentazione controllata. Non si tratta di inseguire le mode, ma di assorbirle e reinterpretarle. Questo percorso di evoluzione continua con Metamorfosi (2008), disco che riflette apertamente sul cambiamento, sul tempo e sull’identità, sia a livello tematico che sonoro.


Negli anni successivi Raf consolida una fase più intima e consapevole. Numeri (2011) osserva il mondo contemporaneo con uno sguardo lucido, analizzando relazioni, comunicazione e società moderna senza cinismo. Sono io (2015) è forse uno dei suoi lavori più personali: un album che suona come un bilancio umano e artistico, diretto, senza maschere. Con La mia casa (2018), Raf raggiunge una dimensione di equilibrio totale, offrendo un disco caldo, accogliente, che non cerca l’effetto immediato ma rafforza il rapporto di fiducia con l’ascoltatore.


Nel complesso, la carriera di Raf racconta un’idea di musica pensata per durare. La sua scrittura, lineare e riconoscibile, ha sempre messo al centro l’emozione senza cadere nel melodramma. La sua voce, inconfondibile, è rimasta il filo conduttore di un catalogo coerente pur nelle trasformazioni. Raf non ha mai avuto bisogno di reinventarsi artificialmente: ha semplicemente continuato a evolversi, album dopo album, restando fedele a una visione personale del pop italiano.

Riascoltare oggi la sua discografia significa riscoprire un artista che ha costruito il proprio spazio con pazienza, eleganza e profondità, lasciando un segno che va ben oltre le singole hit.



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