Guè senza filtri su Fedez e Tony Effe: “Tony l’avrei votato Presidente della Repubblica”
- ViKingSo Music

- 23 giu
- Tempo di lettura: 5 min
Guè non è mai stato uno che gira troppo intorno alle cose. E quando si parla di rap, dissing, credibilità e Fedez, il filtro diventa ancora più sottile.

Secondo quanto riportato dalla fonte che ha rilanciato le sue dichiarazioni, il rapper è tornato sullo scontro tra Fedez e Tony Effe, una delle faide più virali del rap italiano recente, definendolo uno dei momenti più riusciti di puro intrattenimento. Il tutto durante il podcast legato a Nuova Scena, il rap show di Netflix in cui Guè è entrato in giuria accanto a Fabri Fibra, Geolier e Rose Villain.
La frase che ha fatto subito il giro dei social è quella su Tony Effe:
“Se avessi potuto votarlo Presidente della Repubblica, l’avrei votato subito”.
Una battuta, certo. Ma anche una presa di posizione molto chiara.
Perché nel dissing tra Fedez e Tony Effe, Guè sembra non avere dubbi: dal suo punto di vista, Tony è stato il personaggio più efficace, quello che ha trasformato lo scontro in spettacolo, meme, rap e trash consapevole.
Il dissing Fedez-Tony Effe come show totale
Lo scontro tra Fedez e Tony Effe non è stato un semplice botta e risposta tra rapper. È diventato una specie di reality parallelo, seguito da pubblico rap, pagine gossip, fan dei Ferragnez, utenti TikTok e commentatori occasionali.
Dentro c’era di tutto: musica, ex amicizie, frecciate personali, Chiara Ferragni evocata nei testi, vecchie tensioni, clip, reazioni e visualizzazioni. Una miscela perfetta per diventare virale.
Guè lo definisce, in sostanza, puro intrattenimento. E qui il suo punto è interessante: non sta necessariamente dicendo che quello fosse il dissing più tecnico o più importante della storia del rap italiano. Sta dicendo che, come spettacolo pop, ha funzionato in modo clamoroso.
E questo è difficile da negare. Per giorni, il dissing tra Fedez e Tony Effe ha occupato conversazioni, social, titoli e commenti. Anche chi non segue il rap sapeva che stava succedendo qualcosa.
Perché Guè sceglie Tony Effe
La preferenza di Guè per Tony Effe non arriva dal nulla. Tony rappresenta una parte della scena trap romana che, tra eccessi, estetica, lusso, provocazione e linguaggio diretto, ha sempre giocato molto sul personaggio.
Nel dissing con Fedez, secondo Guè, questa dimensione è esplosa nel modo più efficace. Tony non ha provato a ripulirsi, non ha cercato una posizione troppo elegante, non ha finto di essere qualcosa che non è. Ha fatto Tony Effe. Nel bene e nel male.
E in un dissing, questa coerenza conta.
Per Guè, evidentemente, l’impatto è stato più importante della misura. La sua frase sul “Presidente della Repubblica” va letta così: non come endorsement politico, ovviamente, ma come celebrazione ironica di un momento in cui Tony Effe è diventato, agli occhi di una parte della scena, l’eroe trash-pop di cui nessuno pensava di avere bisogno.
La vecchia ruggine con Fedez
Il commento di Guè, però, non si può separare dal suo rapporto con Fedez. Tra i due la tensione è vecchia e mai davvero risolta.
Guè ha più volte criticato Fedez non solo come personaggio pubblico, ma come figura interna o laterale all’hip hop. Il punto, per lui, non sembra essere soltanto personale. È quasi ideologico.
Nelle dichiarazioni passate, Guè ha contestato a Fedez un rapporto ambiguo con la cultura rap: da una parte usarla, dall’altra prenderne le distanze o trattarla come qualcosa da deridere. È una critica molto forte, perché nel rap la credibilità non passa solo dalle rime. Passa anche dal rispetto del contesto da cui vieni o in cui decidi di entrare.
Da qui la distanza: Fedez, per Guè, appartiene a un mondo più televisivo, mediatico, gossipparo. Un mondo che può produrre successo, ma non necessariamente rispetto nella scena.
Fedez tra rap, pop e gossip
Fedez è sempre stato una figura difficile da collocare. Ha iniziato nel rap, ha costruito una carriera pop enorme, è entrato in televisione, nei social, nella politica, nella beneficenza, nella cronaca rosa, nella comunicazione di massa.
Questo lo ha reso uno degli artisti italiani più riconoscibili degli ultimi quindici anni. Ma lo ha anche esposto a una critica costante da parte di chi vede nel suo percorso una perdita di identità hip hop.
Guè rappresenta l’opposto: anche quando ha fatto hit, moda, collaborazioni mainstream e operazioni commerciali, ha sempre difeso la propria appartenenza alla cultura rap. Per questo la frizione tra i due non è solo una questione di antipatia.
È una differenza di idea: cos’è il rap quando diventa pop? E fino a che punto può diventarlo senza perdere credibilità?
Salmo, Luchè e l’ipotesi Marracash
Nel podcast, Guè avrebbe citato anche altri dissing, come quello tra Salmo e Luchè, definendolo un altro momento divertente per la scena. Ma la parte che ha acceso la curiosità dei fan riguarda Marracash.
Alla possibilità teorica di un dissing con lui, Guè avrebbe risposto con una provocazione: sarebbe un modo per fare moltissimi soldi. Una frase che fa sorridere, ma che dice anche una verità: oggi un dissing tra due nomi enormi non è solo una questione di barre. È traffico, stream, visualizzazioni, reaction, contenuti, meme, articoli, podcast.
Un dissing importante oggi diventa evento mediatico.
Guè però ha anche chiarito, almeno nella sostanza, di non essere uno che risponde a tutti. In passato avrebbe preferito ignorare alcune provocazioni, considerandole una perdita di tempo. Anche questo fa parte del personaggio: scegliere quando entrare nel gioco e quando restarne fuori.
Il dissing come linguaggio del rap
Il dissing è sempre stato parte della cultura hip hop. Non è solo insulto. È competizione, ego, tecnica, reputazione, capacità di colpire, velocità di risposta, controllo del pubblico.
Ma nel 2026 il dissing è cambiato. Non vive più soltanto nelle barre. Vive nei commenti, nei video reaction, nelle storie Instagram, nei podcast, nei titoli dei giornali, nei meme e nei trend.
Il caso Fedez-Tony Effe lo ha dimostrato benissimo. Molti lo hanno seguito più come soap opera che come sfida rap. Ed è probabilmente per questo che Guè lo ha celebrato: non perché fosse “puro” in senso classico, ma perché era irresistibile come spettacolo.
Un dissing, alla fine, deve fare una cosa: farsi ascoltare. Quello ci è riuscito.
Guè sa ancora come accendere la scena
Le parole di Guè funzionano perché arrivano da uno che conosce il peso del rap italiano, ma anche le sue contraddizioni. Può criticare il gossip e allo stesso tempo riconoscere che un certo trash, quando è fatto bene, diventa intrattenimento perfetto.
Il suo commento su Tony Effe non è solo una battuta. È anche una piccola fotografia del momento attuale: la scena rap italiana vive tra credibilità e spettacolo, cultura e viralità, tecnica e personaggio.
Fedez e Tony Effe, in quel dissing, hanno rappresentato proprio questo cortocircuito. Da una parte il rapper-pop diventato imprenditore mediatico. Dall’altra il trapper romano che fa del personaggio e dell’arroganza una cifra stilistica.
Guè ha scelto la sua parte. E lo ha fatto come sempre: senza addolcire troppo.
Per ViKingSo Music, la notizia racconta una cosa semplice: nel rap italiano il gossip non è mai solo gossip. Spesso è anche una discussione su identità, appartenenza, credibilità e potere mediatico. Il dissing Fedez-Tony Effe ha fatto ridere, discutere e dividere.
Ma soprattutto ha mostrato quanto il rap, quando entra nel circuito pop, sappia ancora trasformare una lite in evento nazionale.
Ogni fase personale cambia anche il racconto di un artista
Il caso Guè, Fedez e Tony Effe ricorda quanto contino credibilità, posizionamento e racconto pubblico. Non basta pubblicare musica: bisogna sapere che immagine si sta costruendo e che posto si vuole occupare nella scena.
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