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Guè e Sorrentino: Il Rap Milanese Sbarca a Venezia nel Nuovo Film "La Grazia"

Nel 2015, nel brano Vero, Guè (all'epoca Gué Pequeno) rappava: “Sorrentino non avrebbe fatto un ciak migliore”. Undici anni dopo, quella che sembrava una semplice rima autocelebrativa è diventata una realtà cinematografica.


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Il rapper milanese è infatti tra i protagonisti de "La Grazia", l'ultima fatica del premio Oscar Paolo Sorrentino, che ha ufficialmente inaugurato l'82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Non si tratta di una semplice comparsa: la presenza di Guè e della sua musica è uno dei pilastri narrativi su cui poggia l'opera.


Il "Guilty Pleasure" del Presidente De Santis

Nel film, Guè interpreta se stesso, ma è la sua canzone "Le bimbe piangono" a rubare la scena. Il brano diventa il "piacere proibito" del Presidente Mariano De Santis, interpretato da un magistrale Toni Servillo.


Mentre il Capo dello Stato è tormentato da dilemmi etici e politici — dalla gestione dell'eutanasia alla concessione della grazia per alcuni detenuti — la musica di Guè funge da evasione mentale. Vedere il Presidente della Repubblica canticchiare le barre del G-U-È offre uno spaccato umano e dissacrante, rispondendo alla domanda centrale di Sorrentino: chi siamo davvero quando nessuno ci osserva?


Uno Scambio Culturale Senza Precedenti

Guè ha definito questa esperienza come “lo scambio culturale più grande della mia carriera”. Ma la stima è reciproca. Sorrentino, da sempre attento alla commistione tra sacro e profano, ha elogiato pubblicamente la scrittura del rapper:

  • L'opinione del Regista: Sorrentino ha dichiarato di aver trovato nei testi di Guè delle intuizioni sentimentali profonde che, nonostante le differenze di stile e generazione, riescono a toccare corde universali.

  • Rompere la Quarta Parete: In una scena chiave, Guè ha l'opportunità di rivolgersi direttamente al pubblico, trasformando la sua canzone in un ponte tra la finzione cinematografica e la realtà della cultura popolare.


Il Rap Entra nel Canone del Grande Cinema

La partecipazione di Guè a La Grazia segna un punto di non ritorno per il rap italiano. Se prima il genere veniva relegato a colonna sonora di periferia o di teen movie, oggi entra ufficialmente nel salotto buono del cinema d'autore mondiale.


Questo dialogo tra due mondi apparentemente distanti dimostra che la musica di Guè possiede una densità narrativa capace di arricchire anche la complessa estetica sorrentiniana.


Cosa ne pensate di questo insolito duo? Credete che il rap di Guè sia adatto alle atmosfere oniriche di Paolo Sorrentino o preferite vederlo in contesti più "strada"?


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