MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE: buona sera felicità
- ViKingSo Music

- 7 gen
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Maria Antonietta e Colombre rappresentano una delle connessioni artistiche più autentiche e delicate della scena indie-pop italiana contemporanea. Due percorsi nati separatamente, con identità forti e riconoscibili, che nel tempo hanno imparato a dialogare senza annullarsi, trovando un punto d’incontro raro: quello in cui la musica diventa estensione naturale della relazione umana.

Maria Antonietta arriva alla musica con una scrittura intimista, quasi letteraria. I suoi primi lavori si muovono in un territorio fatto di fragilità dichiarata, romanticismo non idealizzato e una costante attenzione alla parola. Album come Sassi (2012) e Deluderti (2015) la impongono come una voce capace di raccontare l’amore senza edulcorarlo, mettendo in scena l’attesa, la paura di sbagliare, la malinconia quotidiana. La sua scrittura è esposta, mai difensiva: ogni canzone sembra un pensiero detto ad alta voce, senza protezioni.
Con Piazza Bologna (2018) Maria Antonietta amplia lo sguardo, spostandosi dall’io più intimo a una dimensione più urbana e narrativa. Il disco racconta la vita, le relazioni e il tempo che passa con una maturità nuova, mantenendo intatta quella sensibilità che l’ha sempre contraddistinta. La sua voce resta fragile solo in apparenza: in realtà è una scelta stilistica precisa, un modo per restare vera.
Colombre, pseudonimo di Giovanni Imparato, costruisce invece il proprio percorso su un pop introspettivo, minimale, fortemente emotivo. I suoi lavori – da Pulviscolo (2017) a Corallo (2019) – sono attraversati da un senso costante di osservazione: Colombre guarda il mondo e sé stesso con pudore, cercando parole che non invadano ma restino addosso. La sua scrittura è fatta di immagini sospese, di silenzi, di frasi che sembrano incomplete ma proprio per questo potentissime.
Quando le loro strade si intrecciano anche artisticamente, il risultato non è una fusione forzata, ma una sovrapposizione gentile. Le collaborazioni tra Maria Antonietta e Colombre funzionano perché non cercano l’effetto speciale: raccontano l’intimità così com’è, fatta di complicità, differenze, equilibrio fragile. È una musica che parla sottovoce, ma arriva lontano.
Il loro dialogo artistico riflette una visione comune: il pop può essere emotivo senza essere invadente, personale senza essere autoreferenziale. Entrambi rifiutano la retorica dell’amore perfetto e preferiscono raccontarne le incrinature, le pause, le incomprensioni. In questo senso, la loro musica diventa un racconto a due voci, dove ogni silenzio è parte del discorso.
Dal punto di vista sonoro, l’incontro tra i due mondi è naturale. Le produzioni restano essenziali, mai sovraccariche, lasciando spazio alla parola e alla voce. Non c’è bisogno di alzare il volume: la forza sta nella sottrazione, nella scelta di dire solo ciò che conta davvero.
Maria Antonietta e Colombre oggi rappresentano una forma di canzone italiana che non ha fretta, che chiede attenzione e restituisce profondità.
La loro musica non cerca di spiegare l’amore, ma di abitarlo, con tutte le sue contraddizioni. In un panorama spesso dominato dall’urgenza di apparire, il loro percorso dimostra che la delicatezza può essere una scelta radicale.
Ascoltarli significa entrare in uno spazio intimo, condiviso, dove la musica diventa linguaggio emotivo e la relazione un atto creativo continuo.
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