MALIKA AYANE: come un manifesto Naïf
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- 1 giorno fa
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Malika Ayane occupa da anni un posto particolare nella musica italiana: non è mai stata completamente pop, né davvero alternativa, e proprio in questa terra di mezzo ha costruito una carriera solida, riconoscibile e profondamente personale. La sua è una storia fatta di scelte curate, di attenzione maniacale al suono e di una voce che, più che imporsi, si insinua.

Il suo ingresso sulla scena avviene con Malika Ayane (2008), un esordio che colpisce immediatamente per maturità e raffinatezza. La sua voce calda, vellutata, con un timbro quasi jazz ma una sensibilità pop, la distingue fin da subito. Brani come Come foglie mostrano una cantante capace di trasmettere fragilità senza enfasi, dolore senza retorica. È l’inizio di un percorso che mette la qualità interpretativa al centro.
Con Grovigli (2010) Malika consolida la propria identità artistica. Il disco è più articolato, più audace sul piano emotivo e sonoro. Le canzoni parlano di relazioni complesse, di contraddizioni interiori, di sentimenti che non cercano risposte facili. È qui che emerge con chiarezza la sua vocazione: usare il pop come linguaggio, ma trattarlo con una sensibilità quasi autoriale.
La maturità definitiva arriva con Ricreazione (2012), album che segna un momento di grande equilibrio. Il titolo suggerisce leggerezza, ma il contenuto è tutt’altro che superficiale. Malika gioca con atmosfere più luminose, senza rinunciare alla profondità emotiva. È un disco che amplia il pubblico mantenendo intatta la credibilità artistica, dimostrando che raffinatezza e accessibilità possono convivere.
Con Naïf (2015) la sua musica si apre ulteriormente. Le influenze si moltiplicano: soul, pop internazionale, accenti elettronici leggeri. Il disco ha un respiro più contemporaneo e mostra una Malika più consapevole del proprio ruolo, capace di muoversi con naturalezza tra radio e ricerca sonora. La sua voce resta il fulcro, sempre controllata, mai sopra le righe.
Domino (2018) rappresenta una fase di ulteriore sottrazione. Le canzoni diventano più essenziali, i testi più asciutti, l’interpretazione ancora più misurata. Malika sembra voler togliere, piuttosto che aggiungere, affidandosi alla forza delle sfumature. È un disco che premia l’ascolto attento, lontano dalla logica del consumo rapido.
Con Malifesto (2021) emerge una dimensione più diretta e personale. Il titolo è una dichiarazione d’intenti: Malika rivendica il diritto di raccontarsi senza filtri, di parlare di sé, delle proprie fragilità e delle proprie convinzioni. Musicalmente il disco dialoga con il pop contemporaneo, ma mantiene quella cura estetica che è sempre stata la sua firma.
Uno degli aspetti più interessanti del percorso di Malika Ayane è la sua coerenza non rigida. Non ha mai costruito un personaggio fisso, ma ha sempre mantenuto una linea chiara: rispetto per la canzone, centralità della voce, attenzione all’emozione. Non insegue mode, le osserva, le filtra, le rende compatibili con il proprio mondo.
Malika Ayane oggi rappresenta un’idea di pop italiano elegante e consapevole, capace di dialogare con il pubblico senza semplificarsi. La sua musica non urla, non cerca l’effetto immediato: chiede ascolto, tempo, disponibilità emotiva.
Ed è proprio questa scelta, controcorrente in un’epoca di velocità estrema, a renderla una delle voci più raffinate e durature del panorama italiano.
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