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Nudità, Latex e Provocazioni: La storia dei vestiti che hanno fatto "scandalo" a Sanremo

Preparate i sali, perché oggi sul blog di ViKingSo Music si alza la temperatura. Se pensate che il Festival di Sanremo sia solo fiori e canzoni d’amore, probabilmente avete dimenticato i momenti in cui l'Ariston è diventato il centro di un terremoto morale che ha fatto tremare i palazzi della RAI.


In un Paese che spesso si riscopre puritano davanti allo schermo, alcuni artisti hanno deciso di usare il proprio corpo come un manifesto, sfidando la censura a colpi di trasparenze, lattice e provocazioni pure.


Curiosità ViKingSo Music

Il Festival di Sanremo è il salotto buono degli italiani, ma ogni tanto qualcuno entra con i piedi sul tavolo e rompe le porcellane. La storia della kermesse è costellata di momenti in cui il sound è passato in secondo piano rispetto alla pelle nuda o ai materiali fetish. Per noi di ViKingSo Music, lo scouting non si ferma alla voce: cerchiamo l'attitudine, quella capacità di un artista di bucare lo schermo e restare impresso nella memoria collettiva.


1986: Il "pancione" in latex di Loredana Bertè

Iniziamo dal Big Bang delle provocazioni. Nel 1986, Loredana Bertè decise che cantare "Re" non era abbastanza. Si presentò sul palco con un mini-abito in latex nero corvino, ma il dettaglio che fece sobbalzare i dirigenti RAI fu un finto pancione da gravidanza avanzata.

Secondo quanto emerso dalle cronache dell'epoca, l'Italia si spaccò in due.


La Bertè voleva celebrare la forza della donna, ma per molti fu un sacrilegio. Quel look, un mix di aggressività rock e maternità ostentata, resta una pietra miliare della comunicazione visuale. Loredana non ha solo cantato; ha imposto la sua presenza, dimostrando che il genere pop può essere estremamente politico.


Anna Oxa: L'ombelico del mondo (e della discordia)

Sempre nel 1986, un'altra icona decise di osare. Anna Oxa, che nel corso della sua carriera ha cambiato pelle più di un serpente, si presentò con un outfit che lasciava l'ombelico scoperto. Oggi sembra una sciocchezza da TikTok, ma all'epoca fu un caso nazionale.


La RAI, sempre attentissima a non turbare il "buon costume", dovette gestire un'ondata di telefonate di protesta. La Oxa stava portando un'estetica moderna, quasi da dance internazionale, in un contesto ancora troppo ingessato.


Belen e la "Farfallina": Il potere di uno spacco (2012)

Facciamo un salto in avanti. Nel 2012 non c'era una canzone in ballo, ma l'impatto fu devastante. Belen Rodriguez, scendendo la famosa scalinata, mostrò uno spacco così profondo da rivelare un tatuaggio a forma di farfalla proprio lì, dove l'immaginazione vola facile.


Il Paese smise di parlare di canzoni per una settimana.


Fu il trionfo del gossip sulla musica.


Ma analizzandolo come fenomeno di costume capiamo che quel momento ha segnato il definitivo passaggio del Festival a evento totale, dove il corpo dell'ospite o dell'artista diventa parte integrante dello share.


Achille Lauro: Lo strip-tease mistico (2020)

Arriviamo ai giorni nostri, dove la provocazione si fa colta e teatrale. Achille Lauro nel 2020 ha messo in scena una spogliarello che ha lasciato l'Italia a bocca aperta. Entrato con una cappa maestosa, è rimasto con una tutina trasparente glitterata firmata Gucci, citando San Francesco che si spoglia dei propri beni.


Qui la nudità non è gratuita, ma concettuale. Lauro ha capito che per emergere tra gli artisti emergenti e i big, doveva creare un corto circuito visivo. Il suo sound ibrido tra rock e pop ha trovato nel corpo il suo naturale prolungamento. È stata la vittoria dell'estetica "genderfluid" sul palco più conservatore d'Italia.


Rosa Chemical e il Fetish in prima serata (2023)

L'ultimo grande scandalo in ordine di tempo ha il nome di Rosa Chemical. Lattice, occhiali scuri, baci rubati e un'attitudine sfacciatamente queer. La sua performance ha portato temi come il poliamore e il sesso libero (con tanto di twerking su Fedez) in milioni di case.


La reazione? Interrogazioni parlamentari e polemiche infinite. Ma se guardiamo le classifiche, "Made in Italy" è volata. Il pubblico più giovane, la nostra community, ha premiato il coraggio di chi non ha paura di usare il latex per raccontare la propria verità. Rosa Chemical ha dimostrato che il rap e il pop possono ancora dare fastidio, e questa è la linfa vitale della musica.



La storia di Sanremo ci insegna che un vestito (o la sua assenza) può urlare più forte di un amplificatore al massimo.

La nudità e le provocazioni non sono solo "trovate" per far parlare il blog di gossip, ma atti di libertà che spingono il confine di ciò che è accettabile sempre un po' più in là.


Qual è stato il look che vi ha fatto dire: "Ok, questa volta hanno esagerato"?


Fatecelo sapere nei commenti, la redazione di ViKingSo Music vuole conoscere il vostro parere!


Condividete questo articolo se credete che la libertà d'espressione non debba mai avere paura di un po' di latex!

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