top of page

Censura e Scandali: Quei testi "troppo spinti" che la RAI ha provato a silenziare

Se pensate che le polemiche di oggi siano accese, non avete idea di cosa succedeva quando la televisione di Stato era l'unico giudice supremo. Mettetevi comodi: stiamo per svelare i segreti della censura che ha tentato (spesso fallendo) di imbrigliare la forza creativa di ogni artista che ha osato troppo.


Curiosità ViKingSo Music

La musica è libertà, ma sul palco dell'Ariston questa libertà ha dovuto spesso fare i conti con le forbici dei censori. Per anni, i funzionari della televisione pubblica hanno setacciato ogni singola parola delle canzoni in gara, temendo che un termine troppo audace o un riferimento politico potesse turbare la quiete delle famiglie italiane.


Noi sappiamo bene che è proprio lì, in quelle crepe del sistema, che nasce il vero cambiamento culturale.


Il caso "Gesubambino": Il sacrificio di Lucio Dalla (1971)

Uno dei casi più celebri di censura preventiva riguarda un gigante assoluto. Nel 1971, un giovane e barbuto Lucio Dalla presentò una canzone intitolata originariamente "Gesubambino". Il testo parlava di una ragazza madre e di un figlio della guerra, con una crudezza che la RAI dell'epoca ritenne inaccettabile.


Secondo quanto emerso dai verbali storici, i censori imposero il cambio del titolo (che divenne la data di nascita di Dalla, "4 marzo 1943") e la modifica di interi versi. La frase "e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto sono Gesù Bambino" fu trasformata in un più rassicurante "per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino".


Nonostante i tagli, l'artista riuscì a trasmettere un'emozione così potente da piazzarsi al terzo posto, dimostrando che il talento supera ogni barriera burocratica.


Vasco Rossi e l'attitudine che "va al massimo" (1982-1983)

Se c'è un artista che ha incarnato il concetto di scandalo per la RAI degli anni '80, quello è Vasco Rossi. Non fu solo una questione di testi, ma di attitudine. Nel 1982, con "Vado al massimo", Vasco portò sul palco un gergo e un modo di fare che mandò in tilt i puristi del genere melodico.


L'anno successivo, con "Vita Spericolata", il testo divenne un inno alla ribellione giovanile, citando apertamente un'esistenza fatta di eccessi e sogni fuori controllo. La censura non riuscì a fermare le parole, ma la critica dell'epoca tentò di demolire il sound innovativo di Vasco, definendolo "stonato" e "drogato".


Oggi, quel brano è in ogni playlist che si rispetti, a dimostrazione che il tempo è l'unico vero giudice della qualità musicale.


Loredana Bertè: La gravidanza che fece tremare l'Ariston (1986)

A volte la censura non colpisce solo le parole, ma l'intero messaggio visivo. Nel 1986, Loredana Bertè si presentò con "Re", un brano dalle sonorità funk-rock molto spinte. Ma a sconvolgere non fu il testo, bensì il suo outfit: un finto pancione sotto un vestito di pelle nera attillatissima.


L'idea che una donna potesse mostrare il simbolo della maternità in modo così provocatorio e sensuale fu considerato un affronto. La stampa gridò allo scandalo e la RAI cercò di minimizzare l'impatto visivo con inquadrature distanti.

Eppure, quella performance è diventata un pilastro del nostro blog, simbolo di come l'artista possa usare il corpo come estensione della propria musica.


La rivoluzione del linguaggio: Da Rino Gaetano ai giorni nostri

Nel 1978, Rino Gaetano portò la parola "sesso" per la prima volta sul palco di Sanremo con la sua "Gianna". Sembra incredibile oggi, ma all'epoca fu uno shock sismico. Da quel momento in poi, il muro della censura ha iniziato a sgretolarsi pezzo dopo pezzo.


Oggi, attraverso il nostro lavoro di scouting, vediamo artisti emergenti che usano linguaggi espliciti nel rap e nella trap senza filtri. Tuttavia, la polemica non muore mai: basti pensare alle discussioni infinite sui testi di Junior Cally o alle performance di Rosa Chemical. La verità è che Sanremo riflette la società: finché ci sarà qualcuno pronto a scandalizzarsi, ci sarà un artista pronto a usare quelle parole "proibite" per scuotere le coscienze.


Perché la censura è il miglior alleato del Marketing?

Paradossalmente, ogni volta che la RAI ha provato a silenziare un brano, ne ha decretato il successo eterno.

Le canzoni censurate hanno spesso un tasso di coinvolgimento (engagement) molto più alto. Il pubblico è naturalmente attratto dal "vietato". Un testo modificato diventa un caso mediatico, spinge la curiosità della community e garantisce al brano una longevità che le canzoni "perbene" spesso sognano soltanto.


Secondo voi, oggi esiste ancora una vera censura a Sanremo o tutto è diventato una strategia di marketing per diventare virali?


Lasciate un commento qui sotto e discutiamone insieme! Se volete scoprire altri retroscena incredibili, leggete il nostro articolo precedente: “La ribellione di Freddie Mercury (1984): Il microfono della verità”.


Non dimenticare di condividere questo post sui tuoi social e di seguire le nostre playlist per scoprire chi sarà il prossimo a sfidare le regole!

Entra anche tu in ViKingSo Music...

Da PROTAGONISTA!

scouting vikingsomusic

Compila il modulo qui sotto ed inviaci la tua produzione artistica.

Saremo lieti di valutarla e di farti entrare nella nostra scuderia.


Foto: vikingsomusic

Riproduzione riservata © 2026 - ViKingSo Music

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page