Quando a Sanremo una canzone ha detto più del suo piazzamento
- The Sound Selector

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Sanremo è uno dei pochi luoghi in cui la musica viene giudicata in tempo reale, sotto pressione, davanti a milioni di persone e con il peso di un verdetto immediato. E proprio per questo è anche il posto dove si sbaglia di più. Non per incompetenza, ma per limiti strutturali: una canzone non è fatta per essere compresa in tre minuti e una classifica non è fatta per misurare il tempo.

Nel corso della storia del Festival, moltissimi brani hanno dimostrato che il valore artistico non coincide con il piazzamento. Alcune canzoni hanno perso Sanremo, ma hanno vinto tutto il resto: pubblico, longevità, influenza, memoria collettiva. Altre hanno trionfato sul momento per poi scolorire rapidamente, legate più a un contesto che a un’eredità reale.
Il paradosso di Sanremo: vincere non è necessario
Sanremo non è una gara come le altre. È una fotografia scattata in un preciso istante culturale. Una canzone può risultare “fuori posto” in quell’anno specifico, troppo avanti o troppo laterale, e diventare invece perfettamente a fuoco qualche mese dopo.
Un esempio emblematico è Rimmel di Francesco De Gregori, che al Festival del 1976 non vince e viene persino accolta con freddezza da parte di una fetta di pubblico. Oggi è uno dei pilastri assoluti della canzone italiana. Il suo linguaggio, semplicemente, non era allineato al tempo televisivo di Sanremo, ma era perfettamente allineato al tempo lungo della musica.
Lo stesso vale per La cura di Franco Battiato, che non passa nemmeno per il Festival, ma rappresenta l’idea opposta: Sanremo spesso intercetta artisti che stanno già parlando un’altra lingua, e fatica a tradurla subito.
Quando il secondo posto pesa più del primo
Uno dei casi più citati è Almeno tu nell’universo di Mia Martini. A Sanremo non vince, ma entra immediatamente in una dimensione diversa dalla competizione. È una canzone che esiste fuori dal Festival, che diventa misura emotiva, standard interpretativo, riferimento assoluto. Il piazzamento sparisce, resta solo la canzone.
Stesso discorso per Ancora di Eduardo De Crescenzo, che non conquista la vetta ma diventa uno dei brani più riconoscibili e reinterpretati della musica italiana. Sanremo, in questi casi, è solo il luogo di passaggio, non il punto di arrivo.
Le canzoni “troppo vere” per vincere
Ci sono brani che a Sanremo non possono vincere, perché mettono a disagio. Vita spericolata di Vasco Rossi è forse l’esempio più noto: accolta con diffidenza, classificata male, diventa nel tempo una dichiarazione generazionale. Non era una canzone “sanremese”, ma Sanremo è stato costretto a ospitarla. E ha avuto torto a non capirla subito.
Lo stesso succede anni dopo con Salirò di Daniele Silvestri: ironica, spiazzante, fuori formato. Non vince, ma resta. Perché racconta qualcosa che non chiede consenso immediato, ma riconoscimento progressivo.
Il tempo come unico giudice credibile
Sanremo giudica nel presente, la musica giudica nel futuro. Alcune canzoni hanno bisogno di uscire dal palco, di vivere nelle radio, nei concerti, nelle case delle persone. Solo allora mostrano il loro peso reale.
La canzone dell’amore perduto di Fabrizio De André non è mai stata una “canzone da Festival”, ma molte canzoni passate da Sanremo hanno seguito lo stesso destino: essere capite solo dopo. Quando la pressione del voto scompare, resta l’essenza.
Negli anni più recenti, questo meccanismo è diventato ancora più evidente. Occidentali’s Karma vince, ma Soldi di Mahmood – pur non arrivando primo nella prima votazione – diventa un fenomeno culturale, linguistico e internazionale. Non è solo una canzone: è un segnale.
Sanremo come filtro imperfetto
Sanremo non è sbagliato. È semplicemente imperfetto, come tutti i filtri culturali. Serve a mostrare, non a certificare. Serve a mettere canzoni sotto una luce fortissima, non a decretarne il valore definitivo.
Molte delle canzoni che oggi consideriamo fondamentali hanno “detto più del loro piazzamento” perché hanno parlato meglio al futuro che al presente. E questo, paradossalmente, è uno dei grandi meriti del Festival: offrire uno spazio dove anche l’errore diventa documento storico.
Raccontare Sanremo solo attraverso i vincitori significa perdere la parte più interessante della storia. Le canzoni che non vincono spesso raccontano meglio il momento culturale, le fratture, le transizioni, le tensioni tra pubblico, critica e industria.
Perché a Sanremo non vince sempre la canzone migliore.Ma spesso passa quella che, col tempo, diventa necessaria.
Entra anche tu in ViKingSo Music...
Da PROTAGONISTA!
Compila il modulo qui sotto ed inviaci la tua produzione artistica.
Saremo lieti di valutarla e di farti entrare nella nostra scuderia.
Foto: vikingsomusic
Riproduzione riservata © 2026 - ViKingSo Music






Commenti