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Sanremo 2026, Recap Terza Serata: Il Verdetto dei Pesi Massimi



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Il silenzio del mattino dopo, a Sanremo, ha sempre un sapore particolare. È il momento in cui le luci psichedeliche si spengono e restano solo le vibrazioni che le tue orecchie hanno deciso di trattenere. Se la seconda serata ci aveva lasciato con la sensazione di un Festival "interessante ma timido", la terza notte ha finalmente svelato le carte dei pesi massimi.


Stasera, per noi di ViKingSo Music, non è stata solo una carrellata di canzoni, ma una vera e propria lezione di fisiologia vocale e presenza scenica. Abbiamo assistito a uno scontro generazionale dove, paradossalmente, non ha vinto chi urla di più sui social, ma chi sa ancora come si respira dentro un microfono.


L’Olimpo delle Donne: Serena e Arisa, due mondi, un solo dominio

Il dato politico di questa serata è uno solo: le donne hanno tracciato un solco incolmabile. Da una parte, abbiamo visto la definitiva consacrazione di Serena Brancale.

Non chiamatela più "scommessa": Serena è una leonessa che ha sbranato l’orchestra. Il suo 9 non è un regalo, è il riconoscimento a una gestione dei picchi vocali e dei falsetti che rasenta la perfezione chirurgica. È la dimostrazione che la gavetta vera, quella fatta di sudore e club, ti rende immune alla pressione dell'Ariston.


Dall'altra parte, il contrappunto perfetto: la grazia di Arisa. Il suo 9 racconta un'emozione diversa, quasi fanciullesca ma tecnicamente inattaccabile. In un'epoca di voci processate e autotune "correttivo", Arisa ci ha ricordato che esiste una purezza che non può essere replicata in studio. Sentirla live è un’esperienza superiore rispetto allo streaming; è musica organica, viva, che ti culla in una dimensione disneyana dove tutto sembra possibile.


Il Ruggito dei Veterani e l’anima di Napoli

Ma Sanremo è anche il tempio della melodia che non invecchia. Vedere Sal Da Vinci (voto 8) divorare il palco con quella "gioia minacciosa" — un'intensità talmente alta da trasformare una promessa d'amore in un imperativo categorico — è stato ossigeno puro.

Sal ha portato quella nobiltà popolare che arricchisce il Festival, ricordandoci che l'energia è una dote che non si compra al supermercato.


E che dire dei "guardiani della classe"? Raf e Renga hanno fatto quello che sanno fare meglio: abitare il tempo. Raf (7,5) ha fermato l'orologio, giocando sulla memoria collettiva con una pulizia interpretativa che molti giovani dovrebbero studiare a memoria.


Renga (7) ha confermato che l'eleganza non è un abito, ma un modo di emettere le note. Sono loro i tenutari di una tradizione che, se declinata con questa dignità, non risulterà mai anacronistica.


La Fragilità come Forza: Il caso Michele Bravi

In questo mare di potenze vocali, si è inserita la lama affilata di Michele Bravi (8,5). Michele non ha cercato il volume, ha cercato l'anima. La sua performance è stata "sentimentalmente straziante", costruita su una struttura tecnica eccellente dove il pre-ritornello fungeva da rampa di lancio verso un baratro emotivo in cui è stato bellissimo cadere. È la vittoria della vulnerabilità sulla performance atletica.


Il Tribunale del Live: Quando l'emozione diventa un ostacolo

Non sono mancate le ombre, ed è qui che il ruolo del Sound Selector diventa critico. L'Ariston è un palco che mangia i nervi. Lo ha capito a sue spese Eddie Brock (5,5): un pezzo con un potenziale radiofonico enorme, ma una resa live sporcata da troppe incertezze. È il rischio di chi porta la "verità" senza avere ancora i calli sulle corde vocali necessari per gestire quella pressione.


Similmente, Tredici Pietro (6) e Luchè (6,5) hanno combattuto contro un contesto che forse non è ancora totalmente il loro. Se Pietro ha mostrato tenacia, Luchè è apparso sicuro ma "piccolo" rispetto ai giganti tecnici che lo hanno preceduto. È la dura legge di Sanremo: il confronto non avviene in una playlist, ma nello spazio di pochi metri e pochi minuti.


Il Colpo di Coda: La sorpresa Sayf

Chiudere all'una passata è un'impresa disperata, ma Sayf (7) ci ha regalato l'ultimo brivido della notte. Il suo ritmo gitano è stato lo shock termico necessario per risvegliare i sensi. Nonostante qualche errore dovuto alla tensione, ha dimostrato che avere un'identità precisa — un'anima che "profuma" di qualcosa di diverso — è l'unica vera assicurazione contro l'oblio.


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Ora che i 30 Big sono stati ascoltati, il quadro è completo. La classifica tecnica di ViKingSo Music vede un gruppo di testa agguerritissimo. I 9 di stasera (Brancale, Arisa) si scontreranno con i 9 di ieri (Levante, Fedez-Masini). Il Festival ha finalmente trovato il suo ritmo e il suo peso specifico.


Questa sera ci sarà la serata delle Cover, il momento in cui la tecnica dovrà sposare la creatività pura.


Noi abbiamo già le cuffie cariche. E voi?



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Foto: ViKingSo Music

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