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Shiva a Belve: "Nessun rimorso, ho reagito per difendermi"

Andrea Arrigoni, questo il nome dietro il diamante di Milano Ovest, arriva davanti a Francesca Fagnani per presentare il suo nuovo progetto "Vangelo", ma soprattutto per mettere un punto (o forse un punto e virgola) alla vicenda giudiziaria che ha tenuto l'Italia con il fiato sospeso. Tra sparatorie, sbarre e rinascite, ecco il diario di bordo di un "Angelo di Milano" che ha visto l'inferno da vicino.


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Per capire l'universo di Shiva bisogna tornare all'11 luglio 2023. Nel piazzale dell'etichetta Milano Ovest, quello che doveva essere un normale mercoledì di lavoro si trasforma in un set da film d'azione, ma senza controfigure.

Due lottatori di MMA, Alessandro Maria Rossi e Walter Pugliesi, si presentano decisi a regolare i conti di una faida rap che vedeva contrapposto il team di Shiva a quello di Rondodasosa (quest'ultimo, va precisato, totalmente estraneo ai fatti giudiziari).


Le telecamere di sorveglianza hanno immortalato ogni secondo: l'imboscata dei lottatori muniti di guanti rinforzati e la reazione fulminea di Andrea. Il rapper estrae una calibro 9x21 e apre il fuoco. Cinque colpi. Non solo per allontanare gli aggressori, ma secondo la ricostruzione dei magistrati anche durante un inseguimento. Il bilancio? Due feriti alle gambe e l'inizio di un incubo legale che ha portato Shiva dritto a San Vittore con le accuse pesantissime di duplice tentato omicidio e porto abusivo d'arma.


Dietro le sbarre: la nascita di Draco e la solitudine

Il 26 ottobre 2023 la libertà di Shiva si interrompe bruscamente. Il carcere diventa la sua nuova realtà, proprio mentre fuori sta per accadere il miracolo della vita. Il 25 novembre nasce suo figlio, Draco, e il rapper può solo immaginare il suo profumo attraverso le mura gelide di una cella.


Dalla prigione scrive una lettera a mano che commuove i fan, poi trasformata nella traccia "Lettera a Draco". È il grido di un padre che non può esserci, di un uomo che realizza quanto la libertà sia un bene scontato finché non ti viene strappato via. La musica diventa l'unico ponte possibile con il mondo esterno, l'unico modo per non impazzire in quei metri quadri dove "il sole non si prende".


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Dalla condanna definitiva all'obbligo di firma

Il percorso giudiziario è stato una corsa sulle montagne russe. Se in primo grado il tribunale aveva respinto la tesi della legittima difesa condannandolo a oltre 6 anni, l'appello del 18 marzo 2025 ha rimescolato le carte. Grazie a un patteggiamento in secondo grado, la pena è stata ridotta a 4 anni e 7 mesi.


Questa riforma ha permesso a Shiva di lasciare i domiciliari per la misura dell'obbligo di firma bisettimanale. Una libertà vigilata, certo, ma pur sempre libertà. Ai microfoni de Le Iene, il rapper ha ribadito la sua posizione: "Non ho rimorsi, mi sono difeso". Una frase che spacca l'opinione pubblica ma che sottolinea il codice di strada che Shiva non ha mai rinnegato, pur dichiarando oggi di voler pensare solo ed esclusivamente ai beat e alle rime.


"Milano Angels" e "Vangelo": il diario clinico di una redenzione

Tutto questo dolore, questa rabbia e questa attesa sono diventati il carburante di "Milano Angels", l'album che nel 2024 ha raccontato cronologicamente i mesi più bui. Da "Milano Shotta Freestyle", dove rivendica la reazione agli attacchi, fino a "6 AM", dove descrive il brivido del citofono che suona all'alba per l'arresto, il progetto è un'autobiografia in chiave trap.


Oggi, con l'uscita di "Vangelo", Shiva sembra voler alzare ancora di più l'asticella. Se "Milano Angels" era il racconto della caduta, questo nuovo album si preannuncia come la cronaca della risalita. In redazione abbiamo ascoltato i primi pezzi e il sound selector che è in noi conferma: la maturità artistica è evidente. Meno rabbia cieca, più consapevolezza del proprio ruolo di icona per migliaia di ragazzi che guardano a lui come a un esempio di chi, nonostante tutto, ce l'ha fatta a rialzarsi.


Shiva stasera a Belve mostrerà i suoi artigli o le sue ferite? La storia di Andrea ci insegna che il confine tra il successo e l'abisso è sottile come il solco di un disco. La sua musica è oggi più che mai necessaria per capire una Milano che spesso preferiamo non guardare.


E voi, cosa ne pensate della vicenda di Shiva?


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