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Numa Nardoni racconta “Dormi”: una ninna nanna contro la ferocia contemporanea

Quando una ninna nanna diventa denuncia.

Ci sono canzoni che cercano di consolare. Altre no. “Dormi”, il nuovo brano di Numa Nardoni, non sembra voler dare una risposta e nemmeno offrire una via d’uscita. Resta fermo davanti a un’immagine: un genitore davanti al corpo del proprio figlio.


Numa Nardoni racconta “Dormi”: una ninna nanna contro la ferocia contemporanea

È una scena quasi impossibile da sostenere, e proprio per questo il brano sceglie una forma spiazzante: una ninna nanna. Non per addolcire il dolore, ma per renderlo ancora più umano. La frase più tenera dell’accudimento diventa un commiato. Il gesto della cura diventa l’ultimo contatto.


“Dormi” fa parte dell’EP “La Camera di Plastica”, progetto nato durante una settimana di malattia e isolamento. Un disco che attraversa rock, elettronica, sarcasmo, rabbia e denuncia, ma che in questo brano lascia cadere ogni maschera e si concentra su una ferita precisa: l’infanzia cancellata dalla violenza.


Ne abbiamo parlato con Numa Nardoni in un’intervista per ViKingSo Music.


“Dormi” nasce da un dolore estremo: quello di un genitore davanti al corpo del proprio figlio. Quando hai capito che questa immagine doveva diventare una canzone?

Non c’è stato un momento ben preciso. Ho sentito la necessità di farlo perché credo sia giusto. Siamo arrivati a un punto in cui certe dinamiche vengono date quasi per scontate.

Spesso si dà più visibilità agli interessi politici o di altra natura, quando in realtà, secondo me, l’aspetto umano è la cosa più importante. Per questo ho sentito il bisogno di dare il mio piccolo contributo, sperando di far riflettere le persone almeno per qualche minuto.


Hai scelto la forma della ninna nanna per raccontare una tragedia durissima. Perché usare un linguaggio così tenero per parlare della ferocia contemporanea?

Da un lato, i contrasti mi sono sempre piaciuti e fanno parte del mio mondo creativo. Dall’altro, non ritenevo necessario appesantire ulteriormente un argomento che è già di per sé molto pesante.

Ho preferito spostare la dinamica verso un altro momento in cui i bambini chiudono gli occhi: quello del sonno. Volevo creare questo contrasto: il momento del dormire, accompagnato da qualcuno che canta una ninna nanna, una figura che nell’immaginario collettivo è, quasi sempre, la mamma.


Il brano non cita una guerra specifica, ma parla di bambini strappati alla vita da guerre, omicidi e violenza. Quanto era importante evitare lo schieramento politico e concentrarsi sul dolore umano?

Il mio non è un discorso contro l’importanza di schierarsi politicamente. Anzi, credo che chi lo fa vada rispettato, perché significa che ha idee chiare o che ritiene una strada migliore di un’altra per affrontare determinati problemi.

Parlando per me, non ho mai avvertito un forte richiamo politico o un’ideologia particolare da seguire. Ho sempre messo al centro l’aspetto umano e le relazioni tra le persone. Di conseguenza, anche in questo caso, per me era fondamentale fare lo stesso: cogliere la dinamica umana di un tema sociale che, da sempre, riguarda il mondo intero.


Nel testo ci sono parole molto intime, quasi sussurrate, come “Ti accarezzo, ti piango addosso”. Come hai lavorato sulla scrittura per raccontare il lutto senza spettacolarizzarlo?

Ho semplicemente visualizzato questa scena davanti a me.

Credo che in momenti di tale disperazione la reazione di un genitore sconfini quasi sempre in un ultimo, istintivo atto d’amore: accarezzare il corpo del figlio e stringerlo a sé, cullandolo come se stesse soltanto per addormentarsi.


Ascolta e segui Numa Nardoni

Segui i Numa Nardoni su Spotify per restare aggiornato sull’uscita di “Dormi”, sui prossimi brani, sui videoclip e sui nuovi contenuti del suo progetto.



Viviamo in un tempo in cui immagini di guerra e morte scorrono ogni giorno sui telefoni, fino quasi ad anestetizzarci. Secondo te una canzone può ancora costringerci a fermarci e guardare davvero?

Mi piacerebbe davvero rispondere di sì, ma temo proprio che sia impossibile.

È un’impresa quasi proibitiva persino per i personaggi di fama mondiale, figuriamoci per uno come me.


Il videoclip usa un simbolo molto forte: il velo rosso, legato ai piccoli corpi senza vita. Come è nata questa immagine e cosa volevi che arrivasse allo spettatore?

Il mio obiettivo era unire più dinamiche: la tragedia di un corpo così piccolo rimasto senza vita, e quindi il tema della morte, alla leggerezza e alla delicatezza di un genitore che culla il proprio bambino.

Per farlo ho scelto di usare un velo, che evoca un’immagine eterea e delicata. Ho dovuto però farlo necessariamente rosso: l’unico elemento cromatico capace di rappresentare la drammaticità della morte e il richiamo al sangue.


“Dormi” fa parte dell’EP “La Camera di Plastica”, nato durante una settimana di malattia e isolamento. Quanto quella condizione fisica e mentale ha influenzato il suono, le parole e l’urgenza del progetto?

Chiaramente, quando ci si sente vulnerabili o poco bene, non si è sprizzanti di gioia.

È stato un momento di temporaneo sconforto che, tuttavia, si è rivelato utile: mi ha permesso di attingere a certe immagini e di trasformarle in un atto di ribellione verso la parte più marcia e insensibile della società.


Dopo tanti anni di percorso tra rock, teatro musicale, performance e produzione indipendente, che posto occupa “Dormi” nella tua storia artistica?

Ogni singola scelta all’interno di un progetto articolato come un album o un EP è di per sé indicativa: se quei brani sono lì, è perché li ritengo più forti degli altri e, di conseguenza, sono quelli a cui sono più profondamente legato.

Caratterialmente tendo a preferire la mia anima più solare e rock, piuttosto che quel Numa Nardoni più cupo e introspettivo che emerge in alcuni episodi. Tuttavia, come si dice in questi casi, le canzoni sono tutte figlie mie e ciascuna di loro mi rispecchia fedelmente. “Dormi” rappresenta il passato e il presente del mondo.



La forza di “Dormi” sta proprio nel suo rifiuto della retorica.

Numa Nardoni non prova a trasformare il dolore in slogan e non usa la canzone come manifesto semplificato. Sceglie invece un’immagine precisa, intima, quasi domestica: un corpo piccolo, una carezza, una voce che continua a cantare anche quando non c’è più nulla da salvare.


È una scelta rischiosa, perché un tema così può diventare facilmente ricatto emotivo. Qui, invece, il brano resta dentro una misura più asciutta. La ninna nanna non alleggerisce la tragedia: la rende ancora più difficile da ignorare.


In un tempo in cui tutto passa velocemente dai notiziari ai social, “Dormi” prova a rallentare lo sguardo. Non pretende di cambiare il mondo, e forse nemmeno di convincere chi non vuole ascoltare. Ma per qualche minuto interrompe lo scorrimento automatico delle immagini e riporta la violenza dentro una dimensione umana.


Ed è già qualcosa.

Your Personal Sound Selector


scheda scouting di ViKingSo Music

Vuoi conoscere meglio il percorso artistico di Numa Nardoni?


Nella scheda scouting di ViKingSo Music trovi la bio dell’artista, i link ufficiali, il focus su “Dormi” e il collegamento all’EP “La Camera di Plastica”.



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