ENRICO NIGIOTTI: l'amore è saper volare
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- 2 giorni fa
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Enrico Nigiotti è uno di quegli artisti che hanno costruito la propria credibilità senza scorciatoie, affidandosi a una scrittura schietta e a un rapporto onesto con l’ascoltatore. Il suo percorso non è stato immediato né lineare, ma proprio per questo risulta autentico: Nigiotti ha imparato a trasformare fragilità, errori e ripartenze in materia narrativa, dando forma a un pop cantautorale che non cerca maschere.

Gli esordi lo vedono muovere i primi passi nel circuito dei talent, ma è importante sottolineare come Nigiotti abbia sempre mantenuto una certa distanza dall’idea di successo prefabbricato. La sua voce ruvida, emotivamente esposta, e il modo diretto di scrivere lo distinguono fin da subito da un contesto spesso più attento all’estetica che al contenuto. La vera identità artistica emerge quando decide di prendersi il tempo necessario per raccontarsi davvero.
Con Cenerentola (2018) arriva la prima vera definizione del suo linguaggio. L’album è costruito su relazioni imperfette, attese, disillusioni e speranze trattenute. Le canzoni parlano d’amore senza edulcorarlo, mettendo in scena sentimenti reali, spesso irrisolti. Musicalmente il disco resta nel perimetro del pop radiofonico, ma lo fa con una sensibilità cantautorale che privilegia il testo e l’emozione.
Il passo successivo è Noi siamo infinito (2019), un lavoro più consapevole e compatto. Qui Nigiotti amplia lo sguardo, spostandosi dall’intimità individuale a una dimensione più condivisa. Le canzoni conservano la loro immediatezza, ma acquistano maggiore profondità narrativa. È il disco della conferma, in cui emerge chiaramente la sua capacità di scrivere per essere capito, non per impressionare.
Con Kiss Kiss Bang Bang (2020) Nigiotti introduce una componente più dinamica e contemporanea. Il titolo stesso suggerisce un contrasto tra dolcezza e impatto, tra sentimento e realtà. Le sonorità si aggiornano, ma la scrittura resta fedele a un principio fondamentale: raccontare l’amore e le relazioni per quello che sono, spesso disordinate e contraddittorie. È un album che mostra la sua volontà di evolversi senza rinnegare ciò che lo ha definito.
La maturità artistica si consolida con Nostalgia (2022), probabilmente il suo lavoro più riflessivo. Qui il tempo diventa il vero protagonista: il passato, i ricordi, le persone che restano e quelle che si perdono. La nostalgia non è idealizzata, ma osservata con lucidità. Musicalmente il disco è più misurato, più essenziale, lasciando spazio alla voce e alle parole. È un album che non cerca l’urgenza del singolo, ma la tenuta emotiva nel lungo periodo.
Uno degli elementi più riconoscibili di Enrico Nigiotti è la sua scrittura senza filtri inutili. I testi sono semplici, ma mai superficiali; diretti, ma non poveri. Ogni canzone sembra nascere da un bisogno reale di comunicare, non da una strategia. Questa scelta lo rende particolarmente vicino a un pubblico che cerca nella musica un luogo di riconoscimento, più che di evasione.
Nigiotti oggi rappresenta un’idea di pop italiano che punta tutto sull’umanità. Non è un artista che promette soluzioni o finali perfetti: offre canzoni che accompagnano, che stanno accanto, che accettano l’imperfezione come parte del racconto.
Ed è proprio in questa onestà emotiva che risiede la sua forza più duratura.
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